di Fabio BELLI

Chiudiamo la nostra retrospettiva sulla stagione 2016/17 della Lazio con l’analisi del lavoro di quello che è stato il vero valore aggiunto per i colori biancazzurri… il mister Simone Inzaghi.




Simone Inzaghi, media voto 6.75, partite valutate 43

Il voto a un allenatore nelle varie partite risponde a logiche forse diverse rispetto a quello che si riserva ai calciatori. Il fatto che il mister Inzaghi risulti però l’elemento con la media più alta, d’un soffio superiore anche al migliore della stagione biancazzurra sul campo, Ciro Immobile, è indicativo del lavoro svolto.




Partito a fari spentissimi, anzi quasi alla cieca quando era ormai convinto di dover firmare per la Salernitana, ha saputo far ricredere i critici che sin dal ritiro di Auronzo non gli avevano perdonato nulla. Insulti ed esternazioni superflue, che si potevano risparmiare visto che, pur con la delusione della vicenda-Bielsa ancora bruciante, la lazialità dell’uomo non era in discussione, vista la militanza dal 1999 ad oggi.




Ma sin dai tempi di Tommaso Maestrelli, è destino che i tecnici laziali che iniziano nella bufera la loro avventura, siano destinati a vivere grandi emozioni. La svolta è arrivata dopo la vittoria di Udine: prima era arrivato un successo contro l’Empoli che in termini di gioco era stato criticato come una sconfitta. Troppo, per una squadra che stava comunque ricominciando da zero. La rivincita è stata costruita passo passo, senza paura. Il doppio ko nel derby d’andata e contro l’Inter prima di Natale ha fatto vacillare qualche certezza, subito ricostruita grazie a un mese di gennaio sparagnino ma fruttuoso.




Un’altra svolta è arrivata dopo l’immeritatissima sconfitta interna contro il Chievo. Nubi troppo scure si erano addensate su una squadra che aveva comunque fatto benissimo per metà stagione. Da lì tutti i tabù sono stati infranti: chi sibilava di un allenatore schiavo dei senatori ha visto finire Lulic e Radu ripetutamente in panchina (pur nella massima collaborazione e alleanza col mister). Chi si lamentava di una Lazio incapace di vincere con le grandi, si è visto servito con le vittorie contro Inter e Roma in Coppa Italia. Già, il derby: dopo il 26 maggio il digiuno era stato lungo, ne sono arrivati 2 vinti trionfalmente e il terzo perso nel modo più dolce, con la qualificazione in finale di Coppa Italia già in tasca.




Maggio, il mese dolce delle vittorie laziali, stavolta è stato amaro: la Juventus si è confermata l’ultimo vero tabù, strappando la quarta finale in quattro anni ai biancazzurri. Molli e irriconoscibili in una finale giocata forse nel modo sbagliato. Unico rimprovero a un Inzaghi double face, che al 4-3-3 ha saputo alternare un 3-5-2 di massima resa contro le grandi, fatta eccezione per la sfortunata serata del 17 maggio. Poi, un crollo che ha regalato il quarto posto all’Atalanta. Poco male, la nuova stagione si aprirà con Supercoppa e Europa League da giocare e la certezza di un rinnovo triennale per un mister che con la forza del lavoro e dell’umiltà ha saputo capovolgere il mondo-Lazio: giù il cappello per Simone Inzaghi.






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