di Giorgio BICOCCHI

Dopo aver conquistato sette punti nelle prime quattro gare, dopo che sull’isola si pensava che Pisacane fosse l’erede del “filosofo” Scopigno, il Cagliari si è avvitato su se’ stesso collezionato solo due pareggi nelle ultime cinque sfide. Soprattutto si è abituato al tipo di campionato che dovrà sostenere: schivare le zone basse della classifica e salvarsi con un paio di giornate di anticipo. Ciò che poi nella realtà accadrà perché il telaio e’ buono e certo non merita la discesa nella cadetteria.




Per la Lazio e’ un avversario scomodo (come scomodi sono un po’ tutti gli avversari di quest’anno, non essendoci una partita chiusa a nostro favore almeno nei pronostici…): perché comunque il Cagliari lotta, corre, dotato di buone individualità. Pensiamo a Caprile, al gigante Mina (meno male che non c’è il Taty altrimenti – visti i precedenti duelli – sarebbe stato espulso in coppia…), l’estroso Gaetano (occhio alle sue parabole) e all’emergente esterno destro Paletta, scuola-Atalanta, uno che corre a perdifiato, assoluta risorsa in più.

Quale sarà la chiave per battere i rossoblu’, auspicabilmente risalendo un po’ la classifica soprattutto alla viglia – nel corrente mese di novembre – dei due durissimi viaggi a San Siro? Il ritmo, sicuro, perché senza far viaggiare velocemente la palla sarà dura fare breccia, creare superiorità numerica, scovare il pertugio giusto e colpire. Ecco perché – nonostante qualche sua omissione – l’innesto di Lazzari (con le sue corse) potrebbe rivelarsi il giusto grimaldello – magari anche grazie agli interscambi con Isaksen – per penetrare nell’area rossoblu’. Non sarà sfida semplice ma complessa in cui bisognerà avere pazienza e lucidità. E anche un pizzico di fortuna. Perché poi – senza fortuna (vedi l’episodio della gara dell’Inter a Verona…) – il pallone resta una brutta bestia…






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