di Arianna MICHETTONI

Le pagelle biancazzurre relative alla brutta sconfitta della Lazio a Salerno:

Provedel – 5: Nei primi 45’ di gioco crea il perfetto paradosso: non fa nulla, letteralmente – lo stesso nulla dell’offensiva granata, pur escludendo un paio di fiammate (e una traversa che trema per il pallone e per il vento). Il pareggio, oltre ad essere inspiegabile, lo solleva pure da ogni colpa; il vantaggio granata è causato proprio dal suo nulla: il tiro di Candreva lo lascia immobile.




Lazzari – 5.5: Non sempre all’altezza di Candreva, ma complessivamente buone le sue corse sulla fascia che terminano, con risultati alterni, in area granata. Sostituito prematuramente, sbilancia una Lazio già affaticata. (Dal 62’ – Hysaj 5: Non la migliore scelta per una Lazio che ha bisogno di dinamismo e freschezza, soprattutto dopo l’improvviso – e, probabilmente, immeritato – vantaggio della Salernitana. Scelto per supportare una difesa evidentemente depauperata dal suo valore tecnico, si ritrova a dover difendere lo svantaggio).

Patric – 5: Fa il veterano della difesa: a lui è chiesto di portare ordine in una squadra oggi particolarmente caotica. Per una frazione di tempo non è mai impensierito dagli avversari, ed è sostanzialmente incolpevole pure sul gol del momentaneo pareggio granata. Poi è un crescendo di errori e sfiducia, culminati in un exploit candreviano che condanna nel peggiore dei modi la Lazio.

Gila – 5: È una fortuna che la sua partita d’esordio stagionale coincida con un avversario non incontenibile, altrimenti gli errori sarebbero stati maggiori e di maggiore portata. Tornerà ad essere la quarta scelta, soprattutto perché è lui a mandare in porta Kastanos, condannando la Lazio a subire l’unica azione costruita pericolosamente della Salernitana.

Marusic – 5.5: Gioca una partita ordinaria, mentre decide di impiegarsi spesso accanto a Gila – pure perché è decisamente necessario monitorare il nuovo duo difensivo. Nonostante l’azione di rinforzo, non riesce ad evitare il mischione da cui la Salernitana trova il pareggio. Totalmente inefficace quando la Lazio ha bisogno di dinamismo per ribaltare la situazione.

Guendouzi – 5: Maggiore è la corsa e la foga che in essa agisce, maggiore è l’effetto entropico generato. Non manca l’impegno, manca la visione: si sposta maniacalmente da un lato all’altro del centrocampo ma privo di obiettivo, confondendo sé stesso e i suoi compagni.

Cataldi – 5: Gregario di centrocampo, non valore aggiunto. Su di lui ricade la responsabilità dei tiri dalla bandierina e fa rimpiangere Luis Alberto completamente. Un disastro nel disastroso centrocampo, con l’aggravante dello status di veterano. (Dall’ 81’ Vecino – SV: Costretto a scendere in campo, vive per poco più di dieci minuti il dramma laziale. Troppo poco per valutare il suo impatto, abbastanza per provare simpatia).

Kamada – 4: Lui chiede maggior minutaggio, la Lazio – in ogni sua componente – chiede invece di non vederlo più in campo. Assente, apatico, un mistero che nessuno ormai ha voglia – figurarsi tempo – di risolvere.

Felipe Anderson – 5.5: Il migliore in campo, l’unico su cui fare affidamento per entrambe le fasi. Gioca creando spazi che nessuno sfrutta, perché totalmente abbandonato dai suoi compagni. (Dal 69’ Isaksen – 5.5: Entra con la freschezza della sua gioventù, ancora non in grado di comprendere il complicato stato mentale e fisico dei suoi compagni. È l’ultimo a gettar la presa e, giudizio di merito, il primo da cui dover ripartire).

Immobile – 5.5: Si è avverata la peggiore delle profezie: segna solo su rigore, pure perché ormai è totalmente privo della misura del campo e degli inserimenti. (Dal 69’ Castellanos – 5: Dimostra ancora di non essere l’uomo giusto per diversificare la – già inesistente – manovra laziale. Ha bisogno di un tipo di gioco propositivo, qualcosa che attualmente manca alla Lazio.)

Zaccagni – 5.5: Gioca per forza, e di quella necessità ne fa virtù. Partecipa alla buona prima frazione, quella che la Lazio chiude (anche giustamente) in vantaggio. Dal suo infortunio, il tracollo: la Lazio è stata privata di quel poco di tecnicismo che ha portato all’Arechi. (Dal 62’ Pedro – 5: Sottovaluta il suo ingresso, forse credendo di poter sopraffare l’avversario con l’esperienza. E invece sperimenta, da attore non protagonista, la prima vittoria della Salernitana.)

All. Sarri – 4: Due settimane di pausa (e una squadra sull’orlo della decomposizione) per rimestar tra le macerie di una squadra ormai inesistente. I cambi sono obbligati, ma lui non è obbligato a non cambiare modulo. È chiuso in una fissità inspiegabile e a farne le conseguenze sono ormai solo i tifosi.






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