di Arianna MICHETTONI

Erano belli i tempi in cui, tutti presi dalle vicende della propria squadra, ci si accorgeva appena appena del resto della giornata calcistica. Allora si apriva stancamente il giornale che incolonnava in ordine alfabetico tutti gli incontri e la domenica scorreva via, tra la partita e il commento a caldo e le parole di allenatori riguardo tutto quello che avrebbe potuto essere e non era stato. C’era forse il solo posticipo per importanza – quello che, nel nostro caso, si è giocato invece di venerdì – e un ordine perfetto, di coincidenze esatte tra classifica e gare disputate.




Oggi, invece, la domanda assume tutt’altro significato: quel “chi gioca oggi?” è diventato la mercifica versione di se stesso, quasi fosse il prodotto di un famelico gioco ad eliminazione: è un “a chi tocca scendere in campo, oggi?”. La Serie A dura ormai da venerdì a lunedì, a beneficiarne sono solo i bookmakers e i venditori di immagini a pagamento; poi vi è chi si trascina distrattamente da un giorno all’altro in perenne attesa di un’emozione che questo calcio però non sa più suscitare.




Non c’è alcuna decenza, infatti, nel precipitarsi a casa alle 18:30 di un giorno lavorativo – in quel di Ferrara, poi. Forse c’è dignità, ecco, quella che non ha bisogno di replay o di Video Aiuto Roma (o Vero Aiuto Roma), quella che tifa-e-basta, nonostante tutto. Nonostante la sconfitta, immeritata o meritata che sia, nonostante i giocatori in campo prima o poi cambieranno squadra e segneranno da ex, subissati di fischi – quella situazione chiamata piccola rivincita calcistica. E mentre il Napoli perde in una perfetta lezione di karma – lo stesso cerchio della vita (o ruota che gira) che presto o tardi colpirà i giallorossi – stasera si disputerà una gara ancora, Torino – Atalanta. E poi domenica cinque, e lunedì due, ed ecco spiegato perché la massima serie non sarà mai a diciotto squadre e continueremo ad aspettare, con un pizzico d’ansia, un pizzico di ironia e un pizzico di malinconia, i primi punti del Benevento (contro il Milan del nuovo-vecchio Gattuso, contro i pronostici e contro il buon nome della sportività).




Forse l’Inter domani sarà prima in classifica, e chissà che non se ne occupi anche la D’Urso delle tre partite giocate alle 15. Forse la Lazio dimenticherà i due punti persi battendo la Sampdoria e restando in scia Champions, così non si dovrà chiedere difesa a Riccardo Cucchi. Forse, forse, il lunedì sera Verona e Genoa non finiranno al televoto e la Blasi potrà contare sulla vicinanza mediatica di un marito che ha ormai i week-end di riposo.

Forse il calcio sarà meno mediatico. Forse.






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