di Gisella SANTORO
L’impatto di Davide Frattesi sulla Lazio ha spazzato via in un attimo qualsiasi scetticismo legato ai classici tempi di adattamento. Storicamente, l’inserimento dei nuovi acquisti porta con sé un periodo di rodaggio: problemi di ambientamento, assimilazione di nuovi moduli e schemi tattici, l’affiatamento con i compagni, la pressione della piazza e la sintonia con il mister. Per Frattesi, niente di tutto questo ha rappresentato un ostacolo. Il centrocampista ha dimostrato che quando un giocatore possiede piedi buoni e spiccate capacità realizzative, è in grado di incidere da subito, in qualsiasi squadra e contesto, con o senza il calore del pubblico sugli spalti.
Frattesi sta trascinando la Lazio, supportato da un gruppo che ha compreso rapidamente una regola fondamentale: arrivati nei pressi dell’area di rigore, la palla va cercata e servita a lui, attualmente l’uomo più incisivo negli ultimi sedici metri.
L’ultima volta che ha indossato la maglia biancoazzurra è stata nell’estate del 2014. Il suo ritorno alla Lazio dopo dodici anni rappresenta il coronamento di un percorso di crescita: Frattesi è tornato da giocatore maturo, pronto a caricarsi sulle spalle le responsabilità che solo i veri leader sanno assumersi. Un ritorno che lui stesso ha definito come una crociata personale alla ricerca dell’impossibile.
A delineare al meglio le sue caratteristiche ci ha pensato Daniele De Rossi, allenatore del Genoa e ultima vittima di Frattesi, definendolo con efficacia: «Forse non è il più grande costruttore di gioco, ma è un finalizzatore migliore di tanti attaccanti».
Un profilo ideale per spaccare le partite, anche se l’ambiente deve mantenere i piedi per terra: i suoi gol e le sue prestazioni trascinanti non devono creare facili illusioni, perché all’orizzonte si prospettano avversari e banchi di prova decisamente più impegnativi.

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