di Giorgio BICOCCHI
Orsolini, Bernardeschi, Rowe: il pericolo verra’ dagli esterni sommando pure le incursioni di Miranda. Alla Lazio – gia’ in trincea e col l’elmetto calzato, usando il gergo di Gattuso – si chiede essenzialmente equilibrio tattico, intelligente copertura del campo . Ci fosse ancora il Paron Rocco ordinerebbe catenaccio e scaltro conteopiede. Inutile e controproducente invaghirsi di questo 4-3-3, pure amplificato da un pressing alto: nelle condizioni in cui e’ apparsa la squadra – senza centrali difensivi audaci e veloci – si rischia subito la Caporetto. Bisognerebbe rinfoltire il centrocampo e spostare Zaccagni accanto ad una punta (certo non Dia…), aspettare le mosse rivali e saettare la palla verso gli incursori Frattesi e Dele Bashiru. Gattuso adottera’ questa mini-rivoluzione tattica, peraltro richiesta a gran voce da tanti osservatori? Ecco il dubbip che ci porteremo fino al fischio di Maresca (a proposito, con lui non vinciamo da una vita…).
Il Bologna e’ un enigma: non ha incantato nel precampionato ma possiede elementi in grado di far saltare il banco con un assolo, una invenzione. Da loro dovremo guardarci gettando anche un occhio a Piccoli e a Dovbyk, se scendesse in campo. Lo scorso anno vincemmo a Bologna due volte, in Coppa e in Campionato dimenticando il deflagrante 0 a 5 subito da Baroni nel 2024. E’ e resta pero’ esordio scivoloso per questa Lazio piccola e zeppa di problemi. Ecco perche’ uscire imbattuti dal Dall’Ara allontanerebbe – almeno per poco – il pessimismo leopardiano che ci avvolge…
















