di Fabio BELLI

La Lazio ha chiuso il primo colpo in entrata nel calciomercato invernale per ridisegnare il proprio attacco. Il nome è quello di Petar Ratkov, centravanti serbo classe 2003, prelevato dal Salisburgo per un’operazione da circa 15 milioni di euro complessivi, bonus compresi. Un investimento importante, pensato per colmare il vuoto lasciato da Valentin Castellanos, ceduto a titolo definitivo al West Ham, e per consegnare a Maurizio Sarri un profilo giovane ma già abituato a confrontarsi con contesti competitivi.




L’accordo è stato definito nella notte, con lo scambio dei documenti che precede l’arrivo del giocatore nella Capitale. Per Ratkov è pronto un contratto di lunga durata, fino al 2030, segnale chiaro della fiducia che il club biancazzurro ripone nelle sue potenzialità. Probabilmente il miglior biglietto da visita di Ratkov è il contesto da cui proviene. Il Salisburgo è da anni una delle più prolifiche fucine di attaccanti d’Europa, un laboratorio capace di valorizzare e lanciare profili che poi si affermano ai massimi livelli. Prima di lui sono passati da lì Erling Haaland e Benjamin Sesko, ma anche giocatori come Sadio Mané, Karim Adeyemi e Takumi Minamino.

La storia di Ratkov, in questo senso, è meno lineare di quanto si potrebbe pensare. Nato a Belgrado, alto 193 centimetri, ha impiegato tempo per trovare la propria strada nel calcio professionistico. In un momento delicato della sua crescita aveva persino pensato di smettere, prima che il TSC Backa Topola decidesse di puntare su di lui, prima nel settore giovanile e poi in prima squadra. È lì che la sua carriera ha preso una direzione precisa: 17 gol in un paio d’anni e una crescita costante che hanno convinto il Salisburgo a investire circa 5 milioni di euro per portarlo in Austria nell’estate del 2023.

L’impatto con la Bundesliga austriaca non è stato immediato. Nella prima stagione Ratkov ha messo insieme 24 presenze e 5 gol, numeri discreti ma non esplosivi. L’anno successivo è stato condizionato da qualche problema fisico e dalla concorrenza interna, chiudendo con 3 reti in 22 apparizioni. La svolta è arrivata in questa stagione, anche grazie al grave infortunio di Konaté, che gli ha spalancato le porte della titolarità: 9 gol in 17 presenze, un bottino che ha riacceso i riflettori su di lui e convinto la Lazio ad affondare il colpo. In totale, con la maglia del Salisburgo, Ratkov ha collezionato 99 presenze e 22 reti, numeri che raccontano un percorso di crescita graduale, ma continuo.

Dal punto di vista tecnico, Ratkov è un centravanti classico, costruito secondo i canoni del numero nove moderno. È destro di piede, forte fisicamente, molto efficace nel gioco aereo e abile nel proteggere palla spalle alla porta. La sua stazza lo rende un riferimento naturale in area di rigore, ma non è un attaccante statico o limitato al solo lavoro di finalizzazione. Nel suo repertorio c’è anche una buona sensibilità tecnica, come dimostra il numero di assist forniti, nove nello scorso campionato, un dato che suggerisce una discreta capacità di dialogare con i compagni e di partecipare alla manovra offensiva.

Non gli manca neppure il killer instinct. A febbraio 2024 ha firmato il gol più veloce nella storia del massimo campionato austriaco, segnando dopo appena sei secondi dall’inizio della partita contro il Linz, intercettando il rilancio del portiere avversario. A livello internazionale Ratkov ha già assaggiato la maglia della nazionale serba, con l’esordio arrivato nel 2023 e tre presenze complessive, l’ultima delle quali nel settembre 2024 in Nations League contro la Danimarca. Non è ancora un punto fermo della Serbia, ma rientra nel gruppo dei profili monitorati per il futuro, un ulteriore segnale del suo potenziale.

Alla Lazio non arriva una promessa già consacrata, ma un attaccante giovane, strutturato e con margini di crescita evidenti. Molto dipenderà dall’inserimento nel sistema di Sarri, dalle richieste tattiche e dalla capacità di adattarsi a un campionato più complesso come la Serie A. Il club, però, sembra aver fatto la scelta di investire su un profilo che unisce fisicità, tecnica e il background di una scuola calcistica che negli ultimi anni ha prodotto attaccanti di altissimo livello. Ora la parola passa al campo, unico giudice reale di un’operazione che, sulla carta, ha basi solide e una logica chiara.






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