Il responsabile della comunicazione della Lazio Arturo Diaconale ieri è intervenuto a RadioSei nella trasmissione “La voce della Nord”, spaziando su tante tematiche che interessano molto da vicino gli appassionati biancazzurri: comunicazione, legame fra tifoseria, squadra e società, abbassamento barriere, possibili soluzioni per favorire l’accesso dei tifosi allo Stadio Olimpico, rapporto con i media, brand internazionale, stadi ed intitolazione di una via di Roma ad Umberto Lenzini.




“Faccio una premessa, dopo essere stato nominato Responsabile della Comunicazione, ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto stabilire un rapporto di correttezza fra tutti gli interlocutori, pretendendo un rispetto reciproco. Sono andato in giro anche dove sapevo di trovare ostilità preconcette. Qui sono venuto con maggiore soddisfazione, ma anche con un impegno: voglio rivolgere un ringraziamento a tutti i tifosi che seguono la squadra, quelli che sono tornati allo stadio e quelli che vanno in trasferta. E’ un ringraziamento da parte della società non formale, ma veramente sentito a tutti. Sono convinto che una squadra che non può contare sui propri tifosi, nel lungo periodo sia destinata a perdere la ragione del suo essere. La società apprezza sentitamente il ritorno della Curva Nord allo stadio, la vuole sostenere in tutti i modi per cercare di riallargare questa tifoseria che ha il diritto di coltivare le proprie passioni, con una squadra che sia all’altezza di questi sentimenti”.




“E’ indispensabile ricucire il rapporto che si è strappato, queste fratture devono terminare. Il passato non si può rimuovere, ma la consapevolezza del passato può consentire di fare un passo in avanti per creare un rapporto solido. Il legame fra tifoseria, società e squadra deve essere solido. L’anomalia è la frattura di questo rapporto per una serie di circostanze. C’è stata una guerra in cui qualcuno ha pensato che disertando lo stadio si potesse destabilizzare la società e cambiarne il vertice. Chiunque abbia partecipato ha perso questa guerra, ora ognuno deve fare la sua parte. Quando sono entrato nella Lazio, l’ho fatto nella convinzione di conoscere personaggi che erano dipinti come superuomini, invece ci sono persone assolutamente umane. Quando sono andato alla Rai a parlare con Lotito del terremoto del centro Italia sono rimasto colpito dall’emozione che ebbe per la vicenda”.




Chi non sbaglia? È impossibile non sbagliare: la perfezione non è di questo mondo. La società ha compiuto degli errori, ma ha mantenuto la posizione ed è andata avanti permettendo alla Lazio di essere uno dei club con i bilanci in ordine. Io ritengo che si debba sempre difendere la società: la comunicazione è un processo continuo che va alimentato nel segno del sostegno alla squadra, dei colori e della passione. La comunicazione serve a questo, ci sono modi differenti per tutelare queste cose. La società lo sta facendo, si sta muovendo con gli strumenti che si possono usare. Si tratta di un processo che non può essere immediato, che richiede continuità. Qualche cosa è già cambiato: abbiamo aumentato i rapporti tra media e giocatori, facciamo due conferenze stampa a settimana, perché mi rendo conto che chi lavora come giornalista della Lazio deve lavorare su del materiale fresco. Abbiamo cercato di migliorare i rapporti con i giornali. Sono andato ovunque per stabilire un rapporto con chiunque, anche con quelli che erano nemici pregiudiziali“.




Cosa penso di quelli che sembrano contenti quando la Lazio perde? Rispetto queste persone e non mi sento di condannarle, ma sono masochisti che si fanno male da soli. Posso capire che qualcuno abbia voluto usare il masochismo di massa per far saltare gli equilibri della società. Questo tempo però è finito, le cose sono cambiate. La mia presenza in giro è la dimostrazione di un’apertura da parte della società. E’ solo un inizio, ma credo che il presidente Lotito abbia voluto prendere uno come me, di lunga esperienza, proprio per riaprire e ricucire questi rapporti. Risulta indispensabile aprire un rapporto più stretto fra la società ed i club: i gruppi di tifosi dovrebbero moltiplicarsi. In questo lavoro ci metto la passione, vengo dalla lazialità degli anni ’50 e in questo mestiere la sto impiegando tutta. Io amo il dissenso, perché è stimolante. Va bene anche la contestazione, purché rimanga nella legalità”.




“Credo che anche all’interno dello stadio i segnali che recentemente sono arrivati siano chiari. La promessa di superare le barriere ed alcuni vincoli inutili ritengo sia importante che non venga soltanto dalla società. Abbiamo visto come ci sia la volontà di arrivare al superamento di queste problematiche. Stiamo lavorando anche sulla questione dei parcheggi, se non si può risolvere il problema degli spazi auto lavoreremo sull’ipotesi delle navette. Le iniziativa però si possono impantanare con questioni burocratiche, quindi prima di annunciare una cosa è bene fare attenzione. L’esigenza di sicurezza non può essere allentata, è diventata un fattore fondamentale nella nostra epoca. Ora ci sarà un banco di prova importante in Coppa Italia contro la Roma: se si riuscisse a svolgere il derby di sera in modo in tranquillo avremo fatto un bel passo in avanti. Gli striscioni che contengono insulti non possono essere esposti, quelli che non li contengono dovrebbero essere accettati. Comunicherò l’esigenza di far salutare i tifosi in trasferta dalla squadra a coloro che devono dare il permesso. I giocatori credo saranno ben felici di stabilire un rapporto. Il lavoro che deve fare la comunicazione è anche quello di far venir meno i pregiudizi, i tifosi vanno ringraziati anche per il comportamento che tengono in trasferta. Si sono dimostrati tifosi capaci e maturi. Il mio compito è quello di ribadire che questa tifoseria e questa società sono su livelli europei, dobbiamo uscire da una dimensione domestica”.




Tenete conto che un negozio in centro è un investimento cospicuo, in prospettiva però dobbiamo cominciare a pensare in ottica internazionale. Quando c’è stato il Capodanno cinese, ho scoperto che in Cina la Lazio è molto seguita, pertanto lì bisogna esportare il nostro brand. Ognuno di noi vuole fare il possibile, a volte si commettono degli errori. Investire di più sul mercato forzando sul fairplay finanziario? Si tratta sempre di mantenere la compatibilità economica, l’importante è che non si arrivi sotto la linea rossa dove c’è un rischio finanziario. L’obiettivo ora è entrare in Europa, poi conterà rimanerci”.




“Quando parlavo di rapporto con i club mi riferivo ad un rapporto trasparente e codificato. Il rischio è che i rapporti possono essere confusi, quelli chiari e trasparenti sono sacrosanti. L’impianto della Roma? L’importante è che lo stadio non sia un ecomostro, quello romanista non mi sembra possa essere facilmente realizzato. Mi auguro però che lo possano fare, così si potrà fare anche quello della Lazio. Le società hanno bisogno di impianti di proprietà. Però non possono essere impianti isolati, devono essere accompagnati da strutture in grado di produrre reddito”.

“Voglio precisare, infine, che la società Lazio sostiene la proposta di intitolare una strada di Roma ad Umberto Lenzini, poiché è stato un personaggio mitico nella storia biancoceleste”. 




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