di Fabio BELLI (foto © Antonio FRAIOLI)

Prima intervista esclusiva per Laziostory, un personaggio che incarna l’essenza stessa della Lazialità. Pino Wilson è per tutti il “Capitano” e basta, a distanza di 42 anni da quello Scudetto che resta ancora il centro caldo dell’universo laziale. Lo abbiamo interpellato per fare il punto alla vigilia della ripresa del campionato, con la stagione pronta ad entrare nel vivo dopo la sosta per l’attività delle Nazionali.

Che impressione ha ricavato dalle prime due partite di campionato della Lazio?Il primo approccio al campionato della Lazio, sotto il profilo dell’impegno e della qualità, è stato discreto. E’ ovvio che non potevamo pensare di competere ad armi pari con la Juventus per i motivi che conosciamo tutti, per un solco tecnico che i bianconeri hanno tracciato non solo rispetto alla Lazio ma a tutta la Serie A. Abbiamo visto luci ed ombre ed è presto per tracciare un bilancio. Aspettiamo alcune conferme come quelle di giocatori che non pensavamo potessero dare quello che hanno dato in queste due partite: mi riferisco in particolare a Bastos ma anche ad Immobile che anche in Nazionale ha lanciato segnali molto importanti. Siamo poi in attesa anche di Anderson che speriamo possa regalarci almeno dieci-dodici domeniche come quelle di due anni fa. Quest’anno la squadra di sicuro non ha attenuanti e tutti devono essere decisi a navigare verso lo stesso porto. La Lazio ha una rosa ricca di giocatori che sono punti di riferimento nelle loro Nazionali, come Biglia o Parolo: mi aspetto il rientro in Europa League come obiettivo stagionale, anche se mancano le alternative in rosa. Qualora si dovesse fermare qualcuno, mancano i sostituti che possano garantire lo stesso apporto qualitativo dei titolari.

Simone Inzaghi si è ritrovato catapultato, in maniera ormai quasi inaspettata, di nuovo alla guida della Lazio dopo il caso-Bielsa: questo può rappresentare uno stimolo in più, o può far aumentare quelle pressioni che in un ambiente come quello romano sono sempre feroci, soprattutto nei passaggi più delicati di una stagione?Credo che Inzaghi sapesse di una possibile riconferma, perché il suo passaggio alla Salernitana non si era mai concretizzato, con l’arrivo di Bielsa sempre circondato da perplessità tali tanto che lui poteva aspettarsi una riconferma. Mi auguro che tutti i giocatori, nonostante la poca esperienza di Inzaghi, portino rispetto al tecnico. E’ su questo aspetto che Inzaghi deve farsi valere: una cosa è essere amico e conoscere i giocatori, un’altra è fare l’allenatore. Mi auguro che tutti sappiano rispettare la sua figura.

Domenica c’è Chievo-Lazio: l’anno scorso i biancazzurri hanno subito in questa trasferta una delle battute d’arresto più dure della stagione, ma si presentava al Bentegodi in un momento psicologicamente molto diverso, reduce dall’eliminazione dalla Champions League. Stavolta potrà essere una partita in grado di determinare l’esatto valore della squadra, dopo la prima vittoria di Bergamo e il duro esame contro la Juventus?Non credo che il test contro il Chievo possa essere decisivo, è ancora troppo presto. E’ ovvio che ora inizia un ciclo che, tolta la partita in trasferta contro il Milan che pure non mi ha straordinariamente impressionato, inizia per noi un ciclo di partite sulla carta alla portata, nel quale sarà fondamentale fare il maggior numero possibile di punti. Contro il Chievo mi aspetto una prestazione di quelle gagliarde, anche perché bisogna un po’ riscattare l’onta dell’anno scorso. I veronesi hanno fatto molto bene contro l’Inter all’esordio, ma è pur sempre una squadra che parte per lottare per la salvezza, e dunque i punti la Lazio dovrà per forza di cose farli anche in questa occasione. Qualunque risultato non sarà irrimediabile, per cui non mi sentirei di definirlo un appuntamento indicativo in maniera assoluta per la stagione della Lazio. Una sconfitta sarebbe un brutto colpo, ma non uno di quelli dai quali non ti risollevi. Una vittoria regalerebbe quella ventata di fiducia in più che sarebbe comunque molto importante a questo punto della stagione.

In questi giorni si è parlato molto del caso-Cardelli: i giovani sono davvero penalizzati così tanto in Italia?Credo sia importante specificare come Cardelli si riferisse non solo alla Lazio ma a tutto il settore giovanile nazionale. I tanti stranieri bruciano un po’ i talenti nostrani e quello di Cardelli è un messaggio che andrebbe raccolto e ascoltato con attenzione: bisognerebbe dare ai ragazzi italiani la possibilità di competere con stranieri che, pagati anche milioni di euro in giovanissima età, godono di altra considerazione da parte del club. Quello di Cardelli lo vedo dunque come uno sfogo sulla situazione dei giovani calciatori italiani: poi qualche dichiarazione pepata verso la Lazio non è mancata, ma credo che il discorso sia generale, una giustissima reazione verso questa tendenza del calcio italiano. In Inghilterra succede un po’ la stessa cosa, oltre il 50% della composizione delle rose è fatta di stranieri. Speriamo si possa raggiungere un giusto compromesso per offrire ai talenti italiani lo spazio che meritano.

Qual è il suo pensiero sulla battaglia per lo Scudetto del 1915 da riassegnare alla Lazio?All’inizio poteva essere normale essere scettici riguardo un iniziativa del genere, visto il tempo che era passato. Poi grazie alla petizione e al lavoro capillare dell’avvocato Gian Luca Mignogna è stato possibile capire come ci fossero tutti i presupposti logici e giuridici per arrivare all’assegnazione ex aequo. L’entusiasmo del mondo laziale riguardo l’iniziativa è cresciuto sempre più. ora siamo in un momento di stallo. Quella del presidente della Federazione, Tavecchio, quando ha detto che attesi 100 anni se ne possono aspettare anche 101, può essere interpretata anche come una battuta, ma bisogna essere molto vigili. Bene ha fatto l’avvocato a rispondere nella giornata di ieri con molto garbo e con molta sapienza, intervenendo anche nella mia trasmissione “Buongiorno Capitano” su Radio Sei, lanciando chiaramente il messaggio: “Non pensate che stiamo dormendo.” La rivendicazione ora deve essere portata avanti fino alla vittoria.

Un’ultima analisi sulla nuova Nazionale azzurra guidata da Ventura: “L’Italia è reduce dall’esperienza di Conte come CT, che ha saputo fare molto bene nel breve periodo, riuscendo di nuovo a tenere incollata la gente davanti alle partite della Nazionale. Ora bisogna capire che Ventura non è Conte così come Conte non era Ventura. E’ presto per capire se il nuovo corso è stato preso bene, è difficile creare un gruppo complesso come quello della Nazionale. Ci sono ottimi giocatori che hanno bisogno di essere coccolati e stimolati, giocatori come Bonucci, Chiellini e Barzagli che sono le colonne della difesa, ma anche inserendo nuovi talenti che sono la linfa della Nazionale azzurra anche per mantenere l’entusiasmo scaturito dal dopo-Conte.

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