Site icon Laziostory.it

IL TACCUINO | Lazio-Parma 2-1, appunti seri e scherzosi: “La capacità di vincere anche con la spada e non solo col fioretto…”

di Giorgio BICOCCHI (foto © Antonio FRAIOLI)

Quale è l’eredità di questa partita chiediamo all’amico con il quale – da 40 anni – viviamo insieme le gare casalinghe della Lazio. “La capacità di vincere anche con la spada e non solo col fioretto…”. Ecco la sua sintesi che avalliamo: in una stagione ci sta di prevalere uscendo alla distanza dopo una prima frazione densa di insidie. Otto gare, ventidue punti: ormai gli aggettivi sono stati usati tutti. Anche le iperbole. E’ una Lazio che sta conquistando tutti: con la forza degli interpreti e della mutua assistenza. Con Gattuso che sta finalmente valorizzando una rosa resa triste dal nocchiero della scorsa stagione. E adesso? “Adesso aspettamo er treno pe’ Reggio Emilia de martedì…”, parlottano due tifosi uscendo dalla pancia dell’Olimpico. Già, chissà se in uno stadio che si preannuncia biancazzurro la Lazio continuerà a sbalordire…

Primo tempo

– Si intuisce subito che sarà una partitaccia. Blocco basso del Parma, spazi ridotti. E Lazio subito poco veloce, di gambe e di testa. Mandas salva due volte e sono campanelli d’allarme importanti;

– “Ste partite le sblocchi co’ n’episodio”, si filosofeggia in tribuna. E l’episodio arriverebbe… Fallo evidente da rigore subito da Frattesi ma l’incerto direttore di gara sorvola;

– Il Parma pizzica di rimessa. Si schiaccia all’indietro e poi riparte di slancio. Isaksen timbra la traversa. Poi si vede annullare un gol dopo assist sontuoso di Noslin. Ma non è aria;

– Ancora Mandas, a testimonianza che non è gara agevole. “Se non sei veloce triboli…”, si commenta. Taylor da fuori area e Corvi si distende;

– Finisce la frazione con un paio di considerazioni. Se il migliore dei nostri e’ stato Mandas vuol dire che qualcosa non è andato. E poi la panchina sguarnita: poteva essere la gara di Gudmundsson o Pinamonti. Ma non averli entrambi e’ un bell’handicap

Secondo tempo

– Entra Diogo Leite per l’ammonito Provstgaaard. E sarà una lietissima sorpresa. “Attento, dirompente. Fossero tutti così gli svincolati presi a settembre…”, gongola un altro amico. Intanto il sinistro chirurgico di Taylor ci aveva portato in vantaggio;

– Gara cambiata, eccome. Ora abbiamo spazi. Frattesi alza sulla traversa. Isaksen scorazza sotto la Tevere. Il Parma subisce il colpo;

– “Forza, chiudemola…”, si spera in tribuna. E ci pensa Tavares – con un cross teso – a prenotare il settimo successo. Diego Carlos spedisce la palla in fondo al sacco;

– Gattuso, giustamente, pensa alla dura sfida di Reggio. Inserisce Dele Bashiru. Poi – come a Torino – piazza due terzini (Lazzari e Pedraza) sulla stessa corsia di Tavares e Floriani. La Lazio sfiora il tris con Dele Bashiru e con Tavares;

– “Dai, dai che è quasi finita”. L’ineffabile Arena, invece, concede ben 7 minuti di recupero. Lontani, con un cross infido, segna un gol rocambolesco ma non c’è più tempo. La Lazio timbra quota 22 con la difesa meno bucata del Campionato. Non è un sogno retaggio di ipnotici ma la realtà. Almeno fino a martedì sera lassù ci siamo noi…

Exit mobile version