di Gisella SANTORO
Nel calcio moderno, fatto di statistiche esasperate e riflettori puntati spesso solo sui bomber, c’è un silenzioso condottiero che continua a rappresentare l’anima della Lazio. Parliamo di Danilo Cataldi, un giocatore che, con le sue 260 presenze in biancazzurro, è ormai molto più di un semplice centrocampista: è il baricentro emotivo e tecnico della squadra.
Per capire l’impatto di Cataldi, basta fare un passo indietro e tornare alla sfida di Parma. In una situazione d’emergenza totale, con la Lazio ridotta in 9 contro 11, è stata una sua intuizione a pescare Noslin per il gol della vittoria. Un assist che non è solo tecnica, ma visione di gioco e capacità di restare lucidi quando la pressione diventa insostenibile.
La stessa lucidità Cataldi l’ha dimostrata nella partita contro la Cremonese: ha resistito agli attacchi avversari con una precisione chirurgica, ha recuperato tantissimi palloni a centrocampo che hanno stroncato sul nascere le manovre avversarie e ha smistato palloni con una calma olimpica, permettendo alla Lazio di innescare ripartenze preziose.
Nei minuti di recupero, con il triplice fischio ormai alle porte, Cataldi ha avuto tra i piedi una grande occasione: una punizione dal limite dell’area di rigore che avrebbe potuto regalare alla Lazio l’ennesima vittoria epica all’ultimo respiro. In un istante, la mente è tornata alla finale di Supercoppa Italiana del 2019 contro la Juventus, quando la traiettoria precisa di un suo calcio di punizione al 94’ sigillò il trionfo biancazzurro. Questa volta, purtroppo, la sorte non è stata la stessa e il pallone è sfilato di poco sopra la traversa. Un episodio che però non cancella affatto la sua ottima prestazione. Il gol vittoria di Cataldi su punizione nei minuti di recupero lo teniamo in serbo per un’altra battaglia, e sarà la giusta ricompensa per quello che dimostra sul campo in ogni partita.
















