di Gian Luca Mignogna

Il 9 Gennaio 1900 per la Lazio e per tutti i Laziali è una data all’insegna della Storia e della Tradizione. È un giorno in cui tutte le donne e tutti gli uomini di fede biancazzurra, senza distinzione alcuna, si sentono idealmente una sola cosa e con un volo lungo più di un secolo “planano” proprio lì, su quella panchina a Piazza della Libertà, dove Luigi Bigiarelli e gli altri Padri Fondatori accesero la fiamma eterna della lazialità.

Quei momenti indelebili e meravigliosi in cui sul Lungotevere romano come da una nebulosa nacque il sistema solare “Lazio”, invero, sono stati tramandati di generazione in generazione fino ad arrivare ai nostri giorni sempre più radiosi ben 122 anni dopo.

Come fossero i nove “pianeti” del sistema solare, infatti, Luigi Bigiarelli e gli otto Padri Fondatori si riunirono per giorni e giorni su “quella panchina” con l’intento di partecipare alle gare indette il successivo 21 Aprile per l’inaugurazione del monumento a Carlo Alberto e più in generale per dotarsi di una organizzazione finalizzata alla pratica sportiva olimpica.

Fu così che arrivò quel fatidico 9 Gennaio 1900, in cui Luigi Bigiarelli, Giacomo Bigiarelli, Odoacre Aloisi, Arturo Balestrieri, Alceste Grifoni, Giulio Lefevre, Galileo Massa, Alberto Mesones ed Enrico Venier, accesero il loro sistema solare ed al centro vi collocarono la loro “stella” eterna: la Società Podistica Lazio!

Come magistralmente resocontatoci dal compianto Mario Pennacchia, quella sera fu Luigi Bigiarelli ad esclamare: “Facciamola noi una Società!”. L’idea fu accolta con entusiasmo, ma subito dopo il gruppo fu assalito un dubbio: “Come chiamarla e che colori scegliere”. Considerate varie ipotesi, l’idea finale fu quella vincente: “Noi porteremo un nome più grande di Roma, in cui concretamente essa è ricompresa, quello della regione: ci chiameremo Lazio!”.

Un giubilo attraversò i cuori dei Padri Fondatori che, tuttavia, poco dopo dovettero affrontare e risolvere la questione dei colori sociali di cui dotare la loro neonata società polisportiva. Ma l’idea di Luigi Bigiarelli si rivelò immediatamente folgorante, perché coronò il culto degli ideali che lui stesso, i suoi amici e la sua generazione avevano da sempre custodito: “I colori saranno quelli della bandiera greca, perché la Grecia è la Patria delle Olimpiadi!”.

La notizia della Fondazione della Società Podistica Lazio fu pubblicata sulle colonne de “Il Messaggero” del 10 Gennaio 1900, che così dotò di “data certa” la circostanza che “Ieri per opera di alcuni volenterosi giovani è stata fondata una società di sport pedestre denominata Lazio … Avrà in Roma una sezione dell’Audax podistico italiano … la sede provvisoria della società è in Via degli Osti n. 15 p. 1°, dove si dovranno rivolgere tutti coloro che hanno bisogno di informazioni”.

Tutto era compiuto, verrebbe da dire: “E Dio disse Lazio!”. Come recitava un famoso striscione degli anni ’70, esposto dalla tifoseria laziale ognidove, a presagio ed a testimonianza del glorioso cammino ultracentenario che avrebbe caratterizzato la Prima Squadra della Capitale.


Ogni tassello della “genesi laziale” era al suo posto, o almeno così sembrava che fosse fino a tre anni e mezzo fa. Il 4 Luglio 2018, difatti, fummo tutti informati dell’ultima scoperta dei ricercatori di LazioWiki, che con non poca enfasi ci rivelarono entusiasti che: “I fondatori in realtà erano quindici, sei in più dei nove riconosciuti, quelli della famosa panchina di Piazza della Libertà!”.

La fonte indicata dai ricercatori di LazioWiki fu “La Bicicletta” del 18 Gennaio 1900, non esattamente una fonte primaria, in base alla quale gli stessi riportarono nero su bianco che “il 13 gennaio di quell’inizio secolo a riunirsi nella sede della appena costituita società sportiva, in via degli Osti, furono in quindici, sei in più dei nove riconosciuti ‘fondatori’, quelli della famosa panchina di Piazza della Libertà, per intenderci”.

L’articolo ritrovato da LazioWiki racconta di questa prima assemblea di soci che, come trascritto dai medesimi: “definì le mansioni del Consiglio Direttivo senza però procedere ancora all’elezione dell’Ufficio di Presidenza per delicato riguardo verso i numerosi nuovi soci in vista”.

LazioWiki scrisse che aveva già individuato “con quasi assoluta certezza” i sei in più “che entrarono subito”, identificandoli nelle seguenti figure: Guido Annibaldi, Olindo Bitetti, Tito Masini, Giuseppe Valle, Tullio Mestorino e Raffaello Mazzolani.

Tali affermazioni, in realtà, palesano due evidenti errori sia sul piano storico, che su quello giuridico:

1) anche all’epoca della fondazione della Società Podistica Lazio il mancato raggiungimento della maggiore età e con essa la carenza della capacità d’agire necessaria per qualsivoglia attività giuridica, ivi compresa la formalizzazione di un atto costitutivo, erano ostativi al compimento di ogni contratto avente valore legale: fatta eccezione per Tito Masini (classe 1876), conseguentemente, per inconfutabiii ragioni di diritto ed in difetto di una qualche concessione in deroga, nè Guido Annibaldi (classe 1880), nè Olindo Bitetti (classe 1886), nè Giuseppe Valle (classe 1886), nè Tullio Mestorino (classe 1887), nè Raffaello Mazzolani (classe ignota, ma probabilmente anch’egli minorenne al tempo della fondazione) possono esser legittimamente inclusi tra i Padri Fondatori della Società Podistica Lazio;

2) La Gazzetta dello Sport del 19 Gennaio 1900, inoltre, consente di poter spendere qualche considerazione ulteriore a favore della tesi originaria dei “nove” Padri Fondatori.

I ricercatori di LazioWiki e fors’anche “La Bicicletta” hanno giuridicamente e storicamente confuso due diverse fasi della fondazione della Società Podistica Lazio: quello della costituzione del 9 Gennaio 1900 e quello dell’approvazione dello Statuto e dell’assegnazione delle cariche sociali, effettivamente avvenute il 13 Gennaio 1900.

Nel ringraziarli comunque per la loro indefessa opera di ricerca, appare del tutto evidente che i suddetti lazialwikisti non abbiano affatto considerato che tra il 9 Gennaio 1900 ed il 13 Gennaio 1900, in ogni caso, il numero dei soci potesse essere aumentato (come del resto confermato dal quotidiano sportivo milanese) in guisa da non smentire affatto che al momento della “Fondazione” sulla “famosa panchina di Piazza della Libertà” c’erano esclusivamente i nove Padri Fondatori che la Storia e la Tradizione ci hanno tramandato di generazione in generazione fino ai nostri giorni.

Se la ricerca è un’arte difficile, l’interpretazione e l’esegesi lo sono ancor di più. Oggi come oggi, pertanto, chi afferma che i “Padri Fondatori” furono quindici commette solamente un grosso errore storico e giuridico…

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