Stefano De Martino, direttore della comunicazione della Lazio, è intervenuto ai microfoni di Radio Incontro Olympia:




C’è un procedimento in corso, un’indagine che riguarda la nota vicenda dei tamponi che tutti conosciamo. La società ha deciso di non commentare oltre a un comunicato emanato già un paio di settimane fa, quando sono arrivate le notifiche di questi controlli. C’è una comunicazione istituzionale che viene organizzata su input della presidenza, nel comunicato abbiamo sottolineato la disponibilità a collaborare con gli enti preposti ma anche la convinzione di aver sempre rispettato le regole. Null’altro abbiamo aggiunto perché c’è appunto un indiagine il corso. E’ chiaro che questo ha dato il “la” per un certo tipo di stampa, non tutta per fortuna, per sbattere il mostro in prima pagina. Ricordiamo quanto sta facendo la Gazzetta dello Sport, non eravamo abituati a stare così tanto in prima pagina neanche con la Scarpa d’Oro Ciro Immobile. E’ chiaro che non devo essere certo io a sottolineare l’appartenenza a certi gruppi editoriali, è chiaro che tanti tifosi si meravigliano nel vedere questo tipo di atteggiamento da parte di qualcuno. Sono scelte che noi non possiamo discutere perché sono scelte editoriali che sono nell’appartenenza di chi gestisce il quotidiano e gli altri canali di comunicazione del gruppo. La società ha deciso di non aggiungere altro, è chiaro che questa vicenda avrà un termine: come ufficio stampa abbiamo raccolto tutto il materiale che è stato posto al vaglio della società, che sarà poi chiamata a valutare tutti gli argomenti per capire se sono stati trattati con la giusta deontologia.




“L’avvocato Gentile ha sottolineato come un’azione legale sia già partita, è chiaro che col passare dei giorni, raccogliendo materiale, si possono aggiungere elementi in grado di completare il quadro della situazione, ma la società si è mossa sin da ora. La società da 5 anni a questa parte ha iniziato un processo di internazionalizzazione, con collaborazioni con le più grandi squadre in Europa, complice anche il ritorno in Champions League. Sinergie che si stanno attivando anche sui metodi di lavoro, un processo che prima non avevamo avviato e che sta avendo dei risultati ottimi. La Lazio viene vista come un modello a livello europeo e negli ultimi 18 mesi ho testimonianze e situazioni riguardo questo. A livello internazionale non bisogna combattere con realtà spesso becere, che si lamentano per un biglietto mancato o una maglietta non consegnata. Parlando con un esponente di un’importantissima società spagnola mi sottolineava come dall’esterno si capisce la difficoltà della realtà romana: una situazione complessa con tante anime e tanti pensieri, spesso condizionati da atteggiamenti personali più che professionali.”




“Sui casi Covid c’è un discorso anche legato alla privacy, noi rispettiamo le regole e soprattutto il protocollo generale. A volte la positività viene annunciata dal giocatore stesso dai suoi profili social, essendo comunicazioni che riguardano la sfera personale. Ovviamente parlo comunicazioni con l’ambiente esterno e non quelle con gli organi preposti che non mi competono. Sono dal 2008 alla Lazio e se c’è una cosa che questa società ha sempre fatto e che il presidente ha sempre sottolineato a noi dirigenti è il rispetto delle regole. E’ una società che ha sempre basato la sua azione su questo rispetto, poi se si diventa antipatici perché si è innovatori o si è fatto cose prima degli altri non ci si può far nulla. Siamo stati la prima società in Italia ad avviare la radio del club, dall’altra parte del Tevere siamo stati prima canzonati e poi puntualmente copiati. L’ultimo articolo di Milano Finanza ha fatto un’analisi sui dati d’accesso all’interno della piattaforma del sito con un incremento del 437%. E’ chiaro che tutto questo lo fa la Lazio, all’esterno ci sono varie dinamiche: quando la Lazio ha vinto lo Scudetto del 2000, il martedì in prima pagina sul Corriere dello Sport c’era la Roma. I motivi li racconterò magari in un giorno in un libro alla fine di questa mia esperienza, ora non posso perché ho un ruolo istituzionale: abbiamo dovuto accendere canali della società perché tutto il giorno avevamo un’informazione distorta perché per simpatia o antipatia scriveva cose non veritiere.”






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