A Francesco Acerbi sono bastati due mesi di stagione in biancazzurro per riconquistare l’azzurro. Un colore desiderato ma non inseguito ostinatamente, perché solo attraverso le prestazioni, il lavoro e il sacrificio sarebbe potuto tornare da Ace. E di lavoro n’è servito molto, ma anche qui niente di nuovo o che potesse spaventare Francesco. Perché non gli è stato mai regalato nulla. 47 mesi dopo la prima, 31 dopo l’ultima Francesco tornerà a vestire la maglia della Nazionale.




Un premio meritato che ha saputo aspettare a suon di prestazioni:131 partite ufficiali consecutive, 115 solo per la Serie A. Tra i top 5 per rendimento lo scorso anno, il migliore a livello disciplinare, senza ricevere mai una squalifica. La serenità di ricevere un’eredità pesante in casa Lazio, non rinunciando mai a nulla e senza sottrarsi al ruolo di leader e guida per i compagni. A volte con l’esempio, a volte a brutto muso ma sempre per un fine di squadra superiore al bene personale. Non fosse arrivata la chiamata di Mancini per la Nations League, Ace avrebbe vissuto Formello come la sua nuova Coverciano, dedicando tutte le sue maniacali sedute di allenamento al ct Inzaghi.




Un feeling nato dalla reciproca voglia di sfidare nuovamente chi con troppa superficialità è abituato a sottostimare i protagonisti del nostro campionato. Ora che anche Mancini ha deciso di puntare su Francesco, c’è da credere che tutto può realizzarsi. Perché Ace è forte da poter scalare una montagna di gerarchie e di scetticismo.E Un bentornato tra i migliori del nostro calcio non è necessario, perché è finalmente toccato ad altri riconoscere il valore che a in casa Lazio avevano già saputo cogliere.

(fonte: agenzia ufficiale sslazio)






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