di Gisella SANTORO
Spesso si attribuisce il destino di un grande portiere alla buona sorte: un rimpallo favorevole, una palla che finisce la sua corsa tra le sue mani o la semplice combinazione di trovarsi sulla traiettoria di un tiro arrivato all’improvviso. Definire però la prestazione di Christos Mandas contro il Venezia una semplice questione di fortuna sarebbe ingiusto e riduttivo.
La vittoria finale della Lazio contro il Venezia è infatti passata attraverso un immeritato 0-0 alla fine del primo tempo. Immeritato, sì, perché i lagunari hanno disputato una prima frazione di altissimo livello, creando un’enorme quantità di palle gol e mettendo alle corde la retroguardia biancazzurra.
Se il tabellone dell’intervallo è rimasto inviolato, tuttavia, il merito è quasi esclusivamente del portiere greco. Fermare gli avversari in un solo tempo con una serie impressionante di parate decisive (5) non è da tutti. Ciò che rende la prova di Mandas straordinaria non è la casualità della posizione, ma la reattività e la freddezza nei momenti chiave. Tra gli interventi prodigiosi effettuati nei primi quarantacinque minuti, spicca su tutti il calcio di rigore neutralizzato a Yeboah, rigore causato tecnicamente dallo stesso Mandas per correggere un errore di Floriani. E stato questo l’apice di una sequenza di parate che hanno letteralmente murato la porta della Lazio.
Il Venezia avrebbe ampiamente meritato di sbloccare il risultato per il gioco brillante e le occasioni prodotte, ma si è scontrato contro un vero e proprio muro umano. Alla fine, la fortuna aiuta gli audaci, ma in questa occasione è stato il talento di Mandas a reggere l’urto, permettendo alla Lazio di restare in partita e indirizzarla al successo finale nel secondo tempo.

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