di Giorgio BICOCCHI
Avvicinarsi alla Laguna con circospezione: ecco la parola d’ordine che dovrà accompagnarci in questa terza trasferta stagionale. Vero, il Venezia – pur con una proprietà forte e un nuovo stadio che già spunta accanto all’Autostrada – è partito malissimo: nessun punto, ben 11 gol subiti, un allenatore già sulla graticola, una difesa che – pur dovendo registrare assenze pesanti – non sembra davvero offrire garanzie anche perché forse vittima di uno scarso equilibrio complessivo.
Le insidie, però, ci sono, eccome. Il “Penzo”, prima di tutto, stadio piccolo col pubblico che alita sulla squadra avversaria, campo stretto e angusto nel quale raramente abbiamo fatto bella figura anzi patendo – in alcune circostanze – solenni fregature. Il tandem d’attacco dei lagunari, ad esempio, composto da Adams e Yeboah è da tenere d’occhio perché abbina forza, potenza e colpi.
L’assenza di Busio, che nelle precedenti gare ha messo in movimento il duo d’attacco, ci dovrebbe avvantaggiare. Come una difesa rabberciata e con scarso filtro davanti, difetto tattico ampiamente rappresentato dalla Fiorentina nella scorsa esibizione interna: quattro gol realizzati e una mole di occasioni non finalizzate.
La Lazio è superiore, indubbiamente. Ma sapete come vanno queste partite: magari ti trovi sotto per un episodio fortuito, gli avversari si caricano perché intravedono la possibile svolta stagionale, devi scoprirti lasciando spazi, perdi lucidità e la gara diventa una trappola.
I possibili, nostri uomini-svolta? Impossibile non pensare alla fascia sinistra con gli interscambi tra Tavares e Zaccagni (sarebbe bello, a proposito, festeggiare un gol del Capitano…). O alle percussioni di Frattesi e Taylor.
Sarà gara da prendere subito di petto, aspettando – con pazienza – il momento giusto per mettere in movimento i nostri incursori/attaccanti. Sembra assodato che questo Venezia di Stroppa conceda – a volte – praterie facendo in modo che gli avversari, con un semplice lancio ben calibrato, si possano presentare da soli o quasi davanti a Stankovic. Ecco, il segreto, allora: pressing, recupero del pallone e via, sventagliando a destra o a sinistra, innescando i nostri attacchi.
Gara cruciale, comunque. Ma come, obietterà qualcuno, già alla quinta giornata? Si perché sarebbe bello trascorrere in serenità (ammesso che il termine si possa abbinare alla Lazio di oggi, sempre in vetrina per vicende extra-campo…) ventuno giorni con un risultato positivo pieno alle spalle. Preparando la prossima gara – a metà ottobre – contro il Monza…
















