di Gisella SANTORO
Ci sono squadre le cui prestazioni sono legate alla condizione fisica e mentale di un solo giocatore. Che si tratti di una singola partita o di un’intera stagione, i risultati del gruppo dipendono da quanto quell’atleta riesce a incidere in campo. Per la Lazio, questo elemento determinante ai fini del risultato è Nuno Tavares. La sfida tra Lazio e Milan ne è l’esempio lampante: da una parte un primo tempo dominato dai biancocelesti, con Zaccagni che si è riscoperto assist-man grazie al costante supporto sulla fascia sinistra garantito dal terzino portoghese; dall’altra un secondo tempo sottotono nel quale Tavares, a causa della stanchezza e del calo di energie, non è più riuscito a imprimere ritmo alla manovra, esponendo inevitabilmente la squadra al pareggio.
Da inizio campionato il suo apporto è stato fondamentale per i successi della Lazio, ripagando in pieno la fiducia di chi si è opposto con fermezza alla sua cessione durante il mercato estivo, respingendo ogni offerta. Tavares sa correre, strappare il campo e creare superiorità numerica come pochissimi altri nel suo ruolo; la vera sfida, semmai, resta quella atletica. Per incidere ad altissimi livelli, infatti, l’esterno portoghese deve imparare a reggere i novanta minuti con la stessa intensità, evitando quei cali di tensione e di ritmo che finiscono per pesare sull’economia della squadra.
Il Tavares di oggi ricorda quello di due anni fa, quando la Lazio guidata da Baroni, aveva iniziato il campionato in modo eccellente proprio grazie alle sue giocate, prima che una lunga serie di infortuni e problemi muscolari lo costringesse a fermarsi.
Nella scorsa stagione, invece, il terzino portoghese aveva attraversato un vero e proprio periodo di buio sotto la gestione di Maurizio Sarri. Bloccato nella rigidità tattica dell’allenatore e imprigionato nel reparto difensivo, Tavares aveva visto azzerarsi la sua naturale propensione offensiva, perdendo quella capacità straripante di trascinare la squadra in avanti che i tifosi avevano già ammirato ai tempi della sua esplosione con Baroni.
Oggi, però, a restituirgli centralità ed entusiasmo è stato Gennaro Gattuso. L’attuale tecnico della Lazio non ha mai avuto dubbi sulle sue potenzialità, blindandolo in estate e cucendogli addosso un modulo che ne esalta la dirompente fisicità e la spinta sulla fascia. Una scommessa vinta e ripagata sul campo: con la stima incondizionata di Gattuso e la libertà di spaccare le partite, Tavares è tornato a essere il vero treno su cui viaggiano le ambizioni della Lazio.
















