di Giorgio BICOCCHI
Prima della gara avremmo firmato col sangue per un pareggio. Poi, alla fine della sfida, qualche rammarico c’è perché la Lazio del primo tempo era stata perfetta, corta e implacabile. “In fondo se semo inchinati a uno che è costato al Milan 60 milioni, roba che noi ce campamo come budget pe’ tre anni almeno”, riflette un tifoso scendendo le scale dell’Olimpico. Già, il talentuoso Moreira trascina i rossoneri alla rimonta e la Lazio porta a casa solo un punto. Ma i nostri – per intensita, brillantezza delle trame, coraggio ma anche tecnica – vanno elogiati in blocco. Vero, hanno funzionato alla grande i loro cambi e decisamente meno i nostri ma questa squinternata Lazio sta dimostrando coi fatti di potersi collocare a ridosso delle più forti. Ora il viaggio in Laguna e poi una lunga sosta, utile per recuperare qualche infortunato.
Primo tempo
– Mandas smanaccia ma poi è solo Lazio. Zaccagni chiama in causa Maignan. Poi Noslin calcia in bocca al numero 1 francese. Il gol e’ nell’aria perché la Lazio e’ corpo unico, compressa in 30 metri e poi pronta a schizzare in verticale. E così e’ quasi logico il vantaggio di Cancellieri;
– “Ammazza, avemo creato più occasioni in 10 minuti che in 4 partite intere de Sarri”, si filosofeggia in Monte Mario;
– Ancora Lazio con Zaccagni a tu per tu con Maignan. E’ dalla corsia sinistra che sprigioniamo azioni alla mano, stile rugby. Gila – da quella parte – chiede aiuto ma i rossoneri sono imbelli, irretiti dal nostro pressing;
– Modric giochicchia. Rabiot non incide. E Sutalo – di mestiere e di fisico – annacqua Ramos. “A me sto Sutalo pare Biava”, si commenta;
– Tavares vero Frecciarossa: non lo prendono mai. Ancora Frattesi, sotto la Tevere, a un passo dal raddoppio. Che arriva puntuale come una cambiale scaduta: ancora percussione dalla sinistra e Noslin che – dopo aver colpito la traversa – ribadisce in rete;
– Milan pericoloso solo su spioventi. Ma Lazio super per tenacia e organizzazione tattica. Frattesi mostruoso, Taylor sempre prezioso, Belahyane zanzara. Ma piace anche la fascia destra con Floriani e Cancellieri che i oppongono alla grande a Estupinan e Cisse;
– Finisce la frazione e il rammarico – guardate come e’ strano il calcio – e’ non essere avanti di tre o quattro gol. Un dominio assoluto. Ma la partita, purtroppo, non e’ finita. E il Milan oggettivamente non può’ essere così brutto e innocuo;
Secondo tempo
– Amorim – come era prevedibile – rivolta come un calzino il Milan. E la Lazio arretra: nella seconda frazione non ricordiamo purtroppo nostre incursioni in area rossonera. Pulisic comincia a creare guai. E cresce – sotto la Tevere – Moreira;
– Gattuso esclude in corsa i nostri due marcatori. Ecco, visto il rendimento di Isaksen e Pinamonti, tornasse indietro forse avrebbe lasciato ancora un po’ in campo Cancellieri e Noslin;
– “Er risultato e’ stato che sto Moreira ha fatto le fiamme r che Isaksen e Floriani l’hanno visto de striscio”, la riflessione di un amico;
– L’inerzia della gara ormai e’ cambiata. Eccolo, il deflagrante uno-due rossonero. Prima Moreira al volo. Poi ancora Moreira con un tiro che Mandas forse neppure vede partire;
“Mo’ annamo a perde…”: serpeggia un ovvio pessimismo mentre il Milan prova a sfondare ancora. Ma qui emerge il valore temperamento del gruppo. La squadra si ricompatta, esordisce Diogo Leite (appena tre allenamenti sostenuti), tutti danno il fritto e – opla – la gara termina in pareggio;
– “Magari co 40 mila Laziali sta partita se vinceva”, commenta a voce alto un tifoso mentre apre l’auto. Già, discorso lungo: meglio soprassedere…
















