di Gisella SANTORO
Lo scorso campionato ha rappresentato il punto più basso dell’avventura romana di Zaccagni. Travolto da un’ondata di critiche, era finito al centro del mirino della tifoseria, accusato da molti di essere un giocatore in declino, pigro o persino in contrasto con il gruppo. Un giudizio ingiusto, che non teneva conto della reale dinamica degli eventi: frenato da un infortunio, l’attaccante aveva affrettato i tempi di recupero per pura necessità della squadra, scendendo in campo in condizioni fisiche precarie. La gestione errata del problema fisico ne ha condizionato inevitabilmente il rendimento, lasciando che fosse proprio lui a pagare il prezzo più alto agli occhi della piazza. A complicare ulteriormente il quadro si erano aggiunti delicati problemi familiari e personali che gli hanno impedito di ritrovare la serenità necessaria per essere al massimo della forma.
Alla vigilia della nuova stagione e all’indomani della clamorosa eliminazione dalla Coppa Italia, Zaccagni ha zittito le voci di mercato che lo volevano in partenza. La sua priorità era una sola: rimanere alla Lazio per saldare quel debito d’onore con i tifosi, consapevole di non aver potuto dare tutto ciò che avrebbe voluto nel campionato 2025/2026.
A cambiare le carte in tavola è stato l’arrivo in panchina di Gennaro Gattuso. Nel suo consueto giro di telefonate conoscitive subito dopo il suo insediamento, il nuovo tecnico ha voluto subito chiarire le gerarchie e le sue intenzioni: Zaccagni non solo sarebbe stato confermato come pilastro d’attacco, ma avrebbe mantenuto saldamente la fascia di capitano. Un’attestazione di stima fondamentale per il giocatore, che ha così deciso di legarsi ancora di più al progetto Lazio.
E contro l’Udinese sono arrivate le risposte anche nel campo. La partita, che ha visto la Lazio andare inizialmente in svantaggio per poi ribaltare la gara e conquistare la vittoria, ha rispecchiato fedelmente la parabola personale del suo capitano. L’esterno è tornato a fare quello che gli riesce meglio: puntare e saltare l’uomo con facilità, fornire assist decisivi (come quello per la rete del momentaneo pareggio di Frattesi) e creare costanti pericoli offensivi, sfiorando anche la gioia personale con un gol negato solo da un clamoroso palo. Ma il vero cambiamento sta nella sua generosità e nella visione di gioco a tutto campo, anche nel reparto difensivo.
Dopo aver toccato il punto più basso nella passata stagione (3 gol in campionato e uno in Coppa Italia), la parabola di Mattia Zaccagni ha finalmente invertito la rotta, tornando a salire vertiginosamente. La prestazione offerta contro l’Udinese non è stata solo una prova d’orgoglio, ma la dimostrazione pratica che la Lazio ha ritrovato intatte le qualità del suo numero 10. Zaccagni è tornato a essere il leader tecnico e carismatico di cui la squadra di Gattuso ha bisogno per affrontare la stagione in corso.
















