di Gisella SANTORO

Fin dai primi minuti di Lazio-Pisa, la sensazione all’Olimpico era quella di un copione già scritto, un destino così nitido che sarebbe stato impossibile non indovinarlo: questa partita non si sarebbe mai conclusa senza il sigillo di Pedro. E così è stato. Anzi, la realtà ha persino superato le più rosee aspettative della vigilia perché, al di là della rete, che quando arriva dai suoi piedi non è mai banale, lo spagnolo ha voluto fare le cose in grande, regalando alla Lazio gli ultimi tre punti della stagione proprio un attimo prima di sfilarsi la maglia biancazzurra per l’ultima volta, dopo 5 anni.




Pedro ha giocato una partita sfacciatamente egoista, priva di altruismo: il suo unico e ossessivo pensiero è stato quello di inseguire il gol e la firma personale su un sipario che stava per calare sulla sua carriera alla Lazio e i suoi compagni di squadra lo hanno spinto più volte in porta fino ad arrivare al gol vittoria.
Davanti alla maestosità egocentrica dell’addio di Pedro, tutto il resto è inevitabilmente passato in secondo piano: il gol del momentaneo pareggio di Dele-Bashiru, che in qualsiasi altra serata si sarebbe preso i titoli dei giornali; le parate decisive di Furlanetto, che hanno blindato il risultato; le fiammate di Noslin, con le sue continue e pericolose incursioni sulla corsia di sinistra e I dribbling di Belahyane, che hanno acceso il centrocampo.
Semplici note di cronaca, dettagli per i tabellini. La scena, i riflettori e gli applausi erano già stati sequestrati dall’unico, vero e indiscusso protagonista. Pedro saluta la Lazio a modo suo: vincendo da solo.






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