di ARIANNA MICHETTONI – foto di ANTONIO FRAIOLI

Furlanetto – 6: Valutarlo sul salvataggio dal doppio svantaggio – contro una squadra retrocessa settimane fa – è la cifra della stagione che, grazie al cielo, si conclude oggi. La Lazio ha schierato tutti i portieri del suo roster, e nessuno ha davvero sfigurato del tutto: nella sua doppia esperienza da titolare, il buon Furlanetto ha fatto ciò che ha potuto, cogliendo l’occasione per mettersi in mostra.

Marusic – 6: Non manca di essere complice del primo gol di giornata, ma riequilibra la sua prestazione facendo valere il suo fisico contro avversari privati di qualsivoglia mordente. Spazza un paio di palloni di testa, dimostrando di saperlo fare. Non è mai troppo tardi.

Gila – 6: Gli riesce difficile preservare l’integrità fisica, soprattutto per la probabilissima cessione. Finché è in campo, svolge bene il suo compito difensivo. (Dal 46’ Provstgaard – 6: È una sicurezza sui colpi di testa, tanto da credere che la Lazio non avrebbe dovuto privarsi delle sue qualità aeree. Su di lui si costruirà la linea difensiva del futuro – sembra un buon punto di partenza).

Romagnoli – 6: Dato il complicato inizio e un primo tempo giocato con noia, la sua prestazione non va oltre la sufficienza. Nonostante tutto, si è rivelato essere il miglior difensore in rosa e un ultimo romantico, rimasto alla Lazio per quel principio a cui, oggi, nessuno tiene più. Avrà sempre il rispetto dei tifosi laziali.

Pellegrini – 5.5: L’insufficienza giustifica le difficoltà nel servire palloni giocabili e la preoccupante statistica sui contrasti persi. Aebischer lo sposta con una spallata. (Dall’82’ Lazzari – SV: meglio non infierire).

Basic – 6: Lascia anche lui un segno positivo sull’ultima partita in biancazzurro. Dimostra la sua capacità di geometra del centrocampo; linee e posizioni imparate per necessità poi diventata virtù. Una buona stagione che alleggerisce gli anni buttati ma, opinione personale, il parametro zero è meritatissimo.

Belahyane – 5.5: A parte il macroscopico errore sul gol di Moreo, non fa male – anzi. Con un avversario così aperto, trova spazi e tempi di inserimento sulla velocità. La statura è un cruccio, ma in una partita che assegna 3 punti inutili non fa peso (no, nemmeno quello c’è).

Dele-Bashiru – 6.5: Il giocatore onnisciente deve aver sbloccato la skill segreta e così viene segnato uno dei gol più belli, sicuramente il più inutile, della stagione. Aumenta il rimpianto di non avergli concesso maggior minutaggio? No. (Dall’82’ Przyborek – SV: Saranno contenti quelli che tanto volevano vederlo giocare. Da oggi ha inizio il suo processo di valorizzazione.)

Cancellieri – 5.5: Si conferma giocatore acerbo. Urge approfondimento sulle distanze e sulle direzioni: ogni suo tiro è un esperimento creativo a prova di gravità, una sfida aperta alle leggi della fisica. Ma Cancellieri non lo sa, e tira lo stesso – male. (Dal 71’ Maldini – 6: Almeno prova il tiro con maggiore precisione. Non se ne sentirà la mancanza.)

Noslin – 5:5: Eterno incompiuto. Un giocatore che non si farà e non si è fatto: non uno spostatore di equilibri, non un talento, non un visionario. Un onesto mestierante con un paio di errori di troppo – giocate da far spazientire persino i 3000 presenti.

Pedro – 8: Il saluto più bello, il più difficile addio: segna un raddoppio meraviglioso, cercato con ogni atomo di talento che possiede. La fotografia dell’abbraccio con Sarri si è già impressa nella retina dei tifosi biancazzurri – ricordo dolorosissimo di una stagione che nessuna quantità di lacrime potrà lavare. Alla Lazio ha avuto meno momenti di gloria di quanti ne avrebbe meritati, ma la gratitudine dei laziali sarà più eterna di qualsiasi trofeo. (Dal 61’ Dia – 5.5: Difficile sostituire una leggenda; sostituirlo senza possedere i fondamentali dell’attacco, poi, ancora peggio.)

Allenatore: Maurizio Sarri – 10: L’ignavia è il peggiore dei peccati. Punito con un atroce pena nell’inferno dantesco, punirà con lo stesso vigore chi ha osato criticare uno dei migliori allenatori avuto dalla Lazio. E la perseveranza del peccato, poi, è stata davvero diabolica: lasciato andare, richiamato, insultato e offeso con modi tanto meschini da far quasi dubitare siano veri, da far illudere possano essere spiegati. Invece, nessuna giustificazione al tradimento sarriano: abbandonato, delegittimato, vituperato. Privato del mercato, dei suoi giocatori, ma mai della sua dignità. Perché, a stagione conclusa, ha unito il popolo in difesa del vero, del bello e del giusto. Perdonaci, Mister, per non averti salvato. Salvati tu.

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