di Giorgio BICOCCHI (foto © Antonio FRAIOLI)

Ci vogliono i grandi giocatori per vincere le finali: magari ne possono bastare anche tre o quattro, dalla cintola in su. E, non avendoceli, e’ stato oggettivamente normale soccombere… Muscoli, mestiere, velocità e tecnica: l’Inter abbina anche in finale le sue qualità predilette e per noi è notte fonda. “M’ha ricordato la finale del 2017 Lazio-Juve. Due lampi, partita in mano e tutti a casa…”, ricorda un appassionato. Ed e’ stato così: Lazio inferiore in tutto, anche in coraggio e tigna (e queste forse sono aggravanti). Ci siamo proposti discretamente solo nell’ultimo scampolo di gara: poco, troppo poco… Dunque senza soffrire neppure un po’ l’Inter conquista la decima Coppa. Per la Lazio l’ultimo amarissimo calice di una stagione iniziata senza ambizioni. E adesso – per il secondo anno di fila senza Europa – pure con mille interrogativi sul futuro…

Primo tempo

– Subito ci accucciamo, dediti solo all’attesa. Ma non sarà tattica azzeccata, soprattutto fortunata. Guida ammonisce Bisseck e Bastoni ma in area dell’Inter ci arriveremo solo una volta. Pochissimo…;

– Quello che nessuno di noi si augurava – ovvero che l’Inter sbloccasse subito la sfida – si avvera puntualmente. Becchiamo gol su corner, cioè su una delle procedure predilette nerazzurre. E’ Marusic a spedire nella nostra porta. “Vabbè, partita già finita, dai”, sentenzia un amico. E la sensazione è quella…;

– Ci sono nostri giocatori che non si vedono. “Aho, ma Basic e Taylor ce stanno?”, ci si chiede. Davanti e’ il deserto dei tartari: neppure entriamo in area…;

– E’ in mezzo al campo che manca qualità: Patric e’ messo in mezzo e sbaglia tanto. “Sta partita e’ da gatto col topo: un allenamento per l’Inter…”. Si, sembriamo sparring-partner;

– Quando poi Tavares si addormenta (“non je bastato er derby?”) e Lautaro raddoppia cala davvero il sipario…;

– Verso la fine della frazione – più per una scossa di nervi che d’altro – ci destiamo dal torpore. Isaksen fa venire qualche brivido a Martinez. Ma e’ comunque primo tempo altamente deficitario: divario marcato, non c’è competizione ;

Secondo tempo

– Ecco Rovella al posto di Patric almeno per dare una svegliata al nostro addormentato centrocampo;

– Tavares ne stava per combinare un’altra, Bastoni continua a picchiare, l’Inter viene a prenderci quasi nella nostra area. E per noi – senza grande qualità nei piedi – e’ un altro insormontabile problema…;

– Un sussulto: Noslin sfiora il palo in mischia. “C’è Boksic in tribuna: dateje na’ maglia…”, si provoca in tribuna;

– L’Inter addomestica, i nostri attacchi (?) gli fanno il solletico. Gara frustrante: se non accresciamo in estate qualità in mezzo al campo e tecnica sopraffina in attacco saranno dolori… “Ma io non m’ero fatto illusioni…: in Monte Mario vanno in scena le confessioni;

– Luis Enrique manca di un nulla il 3 a 0. Noi ruminiamo calcio senza costrutto. Cancellieri colpisce ma e’ esecuzione da dimenticare. Ecco Lazzari e Dia: proviamo perlomeno ad accendere una fiammella… “Altro che fiammella, qui ce vorrebbe un incendio…”;

– C’è altra jella dopo l’autogol inaugurale: Martinez sventa con la faccia un tiro di Dia;

– Qui praticamente si chiude la sfida. Anzi, c’è anche tempo per una mini-rissa con correlati tre gialli esibiti da Guida. “Er problema e’ stato non incontra’ er Como in finale…”, riflette un amico scendendo le scale dell’Olimpico. Già, ci si riconsola con l’ajetto…

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