di Gisella SANTORO
C’è una parola che è spesso associata alla carriera calcistica di Adam Marusic: questa parola è “recupero”. È un termine che per il difensore biancoazzurro assume significati diversi, ma che messi insieme raccontano perfettamente il suo momento attuale e la sua intera storia con la maglia della Lazio.




Il primo significato è quello fisico, riferito agli infortuni. Dopo la lesione muscolare che lo ha costretto ai box per gran parte del mese di aprile, Marusic ha vissuto un recupero lento e faticoso. La gestione del suo rientro è stata improntata alla massima cautela, forse anche per preservarlo in vista degli appuntamenti cruciali di fine stagione. Il suo ritorno, infatti, è coinciso con la delicata semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, a testimonianza di quanto il montenegrino sia fondamentale per gli equilibri difensivi della squadra.
Il secondo significato di “recupero” è quello legato all’extratime. La Lazio ha dimostrato più volte di saper soffrire e di possedere quel mix di coraggio e fortuna necessario per colpire oltre il 90’. Basta fare un salto indietro di due mesi per ritrovare sul tabellino il gol decisivo di Marusic contro il Sassuolo, arrivato proprio nei minuti di recupero per regalare i tre punti ai suoi. Un vizio, quello del gol allo scadere, già mostrato anche nella scorsa stagione contro la Juventus.
Un terzo significato riguarda invece le azioni di gioco: i recuperi dei palloni vaganti, soprattutto quelli pericolosi in area di rigore, e le chiusure difensive. Nella sfida contro la Cremonese, ad esempio, il suo apporto è stato puramente di sacrificio; pur non segnando, si è immolato più volte nei minuti finali per fare scudo e conservare il risultato.
Recupero dopo recupero, centimetro dopo centimetro, Adam Marusic ha tagliato il prestigioso traguardo delle 350 presenze con la maglia della Lazio. È un numero impressionante che porta con sé un valore affettivo che, per l’ambiente laziale, supera ormai di gran lunga il semplice giudizio tecnico.
Spesso criticato e sottovalutato, eppure sempre presente. Come ha fatto a raggiungere un traguardo simile? Dove si colloca Marusic nelle gerarchie? È un titolare inamovibile o una valida alternativa dalla panchina?
La risposta, in realtà, risiede nei fatti. Negli ultimi anni si sono alternati diversi allenatori sulla panchina biancoazzurra, ognuno con idee e moduli differenti, eppure tutti gli hanno dato fiducia. Non si raggiungono 350 presenze per caso o per mancanza di alternative; le si raggiungono perché si garantisce affidabilità, esperienza e una dedizione alla causa che pochi altri possono dimostrare di avere.






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