di Giorgio BICOCCHI (foto © Antonio FRAIOLI)

Diffidare del pallone. E anche della Lazio che, nella stagione più balorda degli ultimi anni, conquista nella stessa notte due finali: quella di Coppa Italia e quella di Supercoppa (Final Four o sfida secca). La squadra da’ tutto. Ma Motta entra nella storia parando quattro dei cinque rigori conclusivi. “Io co’ sto Motta non c’ho paura de niente…”, si urla nella notte. Dateci l’Inter, questa Lazio ha orgoglio da vendere. E’ finale di Coppa Italia sette anni dopo l’ultima volta: in pochi ci avrebbero scommesso… Ma e’ realtà …

Primo tempo

– Spinte, gomiti alti, entrate dure: capiamo subito che non sarà una notte da educande. Ma ci adeguiamo subito. Per questo la frazione mai decollerà sul piano tecnico. Prevarranno corsa e agonismo;

– Il copione si manifesta subito: Dea in aggressione, in quasi costante proiezione offensiva. Noi acquattati sotto la linea della palla. “Ma che dovemo gioca’ cosi?”, scrive il purista del football;

– E’ battaglia. Motta non compirà parate ma starà spesso in apprensione. Zalewski – come nel match di andata – sarà zanzara fastidiosa. Cancellieri fa ammonire Kolasinac ma poi si becca anch’esso il giallo;

– “Aho, De Roon ancora se ricorda della mano de Bastos…”, commenta perfido un amico. Olandese sempre tignoso, vero. A quanto si attesta il nostro possesso palla? Trenta-trentacinque per cento, non di più. Ma l’Atalanta tiene palla senza incidere. “Ma c’hanno una marea de cambi in avanti…”, ricorda un compagno di stadio. Già, proprio così. E con questa apprensione addosso si chiude la frazione;

– Cambiare qualcosa nella ripresa? Certo, davanti abbiamo combinato poco. Il primo cambio che faremmo? Forse Isaksen per Cancellieri, se non altro perché già ammonito…;

Secondo tempo

– Si corre e si lotta. Motta mette i pugni su botta di Krstovic. E’ dalla parte di Marusic che la Dea tende a sfondare. “Ce manca un regista, uno che alzi sta manovra…”, si commenta. Già ma Leiva e il Mago non ci sono più…;

– Sarri litiga con Peluso, assistente di Palladino. La sensazione è che si stia entrando nei momenti-chiave della sfida. Combattiamo ma il problema è che davanti non teniamo palla e non incidiamo;

– Noslin spreca un bell’assist di Basic (“vedi a non ave’ un centravanti che da lì spacca la porta?”), Colombo e il Var annullano un gol di Ederson per un precedente fallo di Motta (ma i dubbi restano oggettivamente…), ormai è una arena;

– Entrano Isaksen e Lazzari ma siamo in trincea. Subentrano due sicuri intralci: Raspadori e Pasalic. Peccato che non ci entri una azione di rimessa. “Ma se non c’hai qualità in mezzo al campo come crei occasioni?”, filosofeggia un amico. E anche lui ha ragione…;

– Scalvini prende la palla col braccio, poi Noslin calcia fuori. “E il rigore?”. Niente, ce lo daranno nei prossimi anni… Gila si rifa’ male, esce anche Basic. Lazio di lotta, tigna e di governo. Basterà?

– Torniamo a segnare su angolo – con Romagnoli – dopo una vita ma, come all’andata, incassiamo subito un gol balordo. E’ Taylor a deviare in porta un rasoterra di Pasalic (che vi avevamo detto?). Ederson sfiora il gol del sorpasso. Stringiamo i denti, l’over-time si avvicina. Motta però – prima del triplice fischio – toglie dalla porta un colpo di testa di Scamacca;

Supplementari

– Subito un gol annullato a Raspadori. Siamo stanchi, poco lucidi anche perché davanti non si gestisce un pallone che è uno… “Praticamente stamo a gioca’ senza attacco, roba da matti…”, si twitta… Ma e’ la zavorra della stagione…;

– Non usciamo più, ormai. Inizia il secondo tempo supplementare ed e’ sofferenza. Pedro si schiera a sinistra ma soffre da matti. Taylor sfinito. Lazio annebbiata ma il nocciolo e’ sempre quello: se gli attaccanti non aiutano allungando la squadra è’ chiaro che diventa un mezzo assedio;

– Minuto 115, squadre ormai sfinite. “Ammazza, che tregenda sta’ partita…”. Romagnoli sfiora il clamoroso bis. Ma non succede più nulla. Si va ai rigori. Con Motta che diventa Superman!

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