di Gisella SANTORO
Nel calcio, si sa, il gioco dei “se” è lo sport preferito di chi guarda le partite dal divano o dagli spalti. Cosa sarebbe accaduto se quel giocatore fosse entrato prima? Cosa sarebbe accaduto se il mister non avesse preferito altri profili per settimane? Cosa sarebbe accaduto se non avesse collezionato tutta quella panchina? Sono le classiche sliding doors del pallone: suggestioni affascinanti, certo, ma di cui oggi non ha alcun senso parlare.
Il calcio corre veloce e non bisogna guardare indietro ma al presente e, perché no, iniziare a disegnare il futuro. Oggi, il presente della Lazio parla di Tijjani Noslin.
La prestazione offerta al Maradona è stata totale. Noslin non si è limitato a giocare: ha inseguito il pallone in ogni centimetro del campo. Il duello con Buongiorno è stato emblematico: l’attaccante biancoazzurro ha vinto la stragrande maggioranza dei contrasti, dimostrando fisicità e determinazione. Nonostante il vantaggio acquisito, la squadra ha continuato a spingere in avanti proprio grazie al suo impatto, capace di alzare il baricentro e avviare le ripartenze che sono state fatali per la squadra partenopea.
Le doti di Noslin esaltano la manovra soprattutto contro squadre votate all’attacco — proprio come il Napoli — che tendono a lasciare praterie alle proprie spalle. Il suo gioco si sviluppa lungo due direttrici chiare: dove c’è spazio, si inserisce con tempi perfetti leggendo le linee di passaggio in anticipo; dove lo spazio non c’è, se lo costruisce da solo, usando il fisico, il dribbling o movimenti intelligenti per portar via l’uomo.
Un esempio lampante della sua attitudine è stato il posticipo di lunedì scorso contro la Fiorentina: nonostante i viola fossero arroccati in difesa dopo il gol del vantaggio, Noslin è rimasto l’ultimo a mollare, cercando il gol con insistenza fino al triplice fischio, creando spazi anche dove non c’erano.
In un calcio dove scardinare le difese schierate è diventato l’obiettivo principale di ogni squadra, un profilo come quello dell’olandese non può più essere considerato una semplice alternativa. Noslin ha dimostrato di essere una necessità tattica.
Dopo una stagione in cui ha già dato molto, ora merita la continuità definitiva. È il momento di smettere di chiedersi “cosa sarebbe stato” e godersi quello che Noslin è diventato: l’uomo in più per il finale di stagione della Lazio.
















