di Gisella SANTORO
Non sempre serve un’intera partita per lasciare il segno. Non sempre lasciare il segno significa fare gol. A volte bastano trenta minuti intensi e di sacrificio per dare una scossa a una partita bloccata nelle giocate della prevedibilità. È quanto accaduto nell’ultima sfida della Lazio, quella contro il Parma, dove l’ingresso di Manuel Lazzari ha invertito le statistiche sul campo trascinando la squadra dai zero tiri in porta del primo tempo ai quattro della ripresa.
Subentrato al 58’ al posto di un diligente ma poco dirompente Marusic, Lazzari si è posizionato sulla catena di destra iniziando subito a macinare chilometri. Dalla copertura difensiva ai suoi inserimenti veloci in avanti, la mezz’ala biancazzurra ha trasformato una fascia destra prima statica in un vero e proprio corridoio d’attacco.
È proprio con il suo ingresso che la Lazio ha iniziato a trovare con continuità lo specchio della porta. Non è un caso che la prima vera conclusione pericolosa dopo il cambio sia arrivata proprio dai piedi dell’ex Spal: una conclusione rasoterra precisa al 68’, bloccata con sicurezza da un attento Suzuki, ma indicativa del cambio di passo impresso alla gara.
Anche Maurizio Sarri, nel post-partita, ha voluto sottolineare l’importanza tattica del numero 29. Il tecnico ha lodato la sua capacità di movimento senza palla, evidenziando quel “dai e vai” frenetico che ha mandato in tilt le marcature avversarie. Sebbene il gol del vantaggio sia poi arrivato paradossalmente dalla corsia opposta e per una fortunosa deviazione della difesa del Parma, la pressione generata da Lazzari ha costretto la difesa avversaria a sbilanciarsi, aprendo spazi vitali per i compagni.
Se il calcio moderno richiede corsa, Lazzari ha dimostrato che la concretezza è altrettanto fondamentale. In un confronto a distanza tra le due corsie, la fascia destra presidiata da Lazzari è apparsa decisamente più incisiva rispetto a quella mancina occupata da Tavares. Mentre sulla sinistra la manovra è apparsa a tratti macchinosa, Lazzari ha garantito dribbling secco per creare superiorità, cross tesi e precisi all’interno dell’area di rigore e rapidità di pensiero nelle transizioni offensive.
Lazzari ha provato a scardinare la difesa chiusa e ben organizzata del Parma, riuscendoci in parte. Non è arrivata la vittoria della Lazio, ma in una serata che era impantanata nella noia ha avuto la capacità di cambiare il volto della gara.
















