di Giorgio BICOCCHI
La presenza in campo di Ondrejka suscita pessimi ricordi. Fu lui a segnare la doppietta che – un anno fa – praticamente escluse la Lazio dalla partecipazione alle Coppe, piu’ l’Europa League della Champions, beninteso. Vero, pareggiammo in extremis quella gara ma non basto’. E quindi rivederlo in campo non farà piacere… E del resto del Parma? Massima concentrazione perché i ducali sono una delle squadre che ha maggiormente pareggiato (dieci volte). Fuori casa, poi, ha vinto con Milan e questo basta ed avanza: sa soffrire, corre e pressa e quindi costituirà ostacolo scomodo.
Chi temere maggiormente? Il funambolo Strefezza (che ancora ricorda come Inzaghi, dopo una leva biancazzurra dell’epoca per le minori, lo bocciò per via dell’altezza non da pivot…), il bomber Pellegrino, lottatore mai domo, l’arrembante Valeri che vivrà una strana notte avendo l’Aquila tatuata sul petto sin da poppante. E invece noi che Lazio vedremo? L’auspicio è quello di una squadra ancora affamata, non sazia dalle tre vittorie di fila, desiderosa magari di conquistare altri punti e di mettere un pochino di pressione all’Atalanta (hai visto mai…), settima e dunque su uno strapuntino per l’Europa che verrà…
Dal momento che i gialloblu’ non avranno per squalifica i due centrali difensivi titolari, la speranza è che i nostri sappiano verticalizzare in fretta, mandando in tilt gli automatismi di Cuesta (che un po’ tutti davano già per esonerato ad aprile e invece, con merito, eccolo li’…). Ovvio che Isaksen e Pedro, dai due versanti, dovranno offrire continue soluzioni, magari sfruttando le sovrapposizioni d Marusic e Tavares (da cui ci attendiamo altri, confortanti segnali).
Il Parma fa giocare, vero, ma bisognerà evitare con destrezza la prima linea del loro pressing, guadagnando la superiorità numerica. Gara alla nostra portata, vero, ma abbiamo quasi timore a controfirmare l’auspicio vista la Lazio ad intermittenza vista quest’anno, una volta arrembante, un’altra abulica e quasi assente. Certo, un successo certificherebbe la crescita primaverile del gruppo e alimenterebbe nuove speranze in vista della semifinale di Coppa con l’Atalanta. Lo stadio sarà deserto o quasi ma il rischio è che questa malinconica istantanea permanga per tutta l’estate e anche oltre. E’ la storia della Lazio, d’altronde: costantemente sulla graticola, mai circondata da influssi benevoli…
















