La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali del 2026 ha provocato un vero e proprio terremoto ai vertici del calcio italiano. Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni, ponendo fine alla sua esperienza alla guida della FIGC nonostante la recente rielezione, avvenuta nel febbraio 2025 con un consenso plebiscitario del 98%.

A risultare decisivo è stato il terzo fallimento consecutivo in ottica Mondiale, una ferita ormai profonda per il movimento azzurro. Già nel 2022, dopo il trionfo a Euro 2020, l’Italia aveva mancato l’accesso al torneo in Qatar, aprendo una crisi mai realmente risolta. Una situazione che riporta alla memoria precedenti pesanti: nel 2014 le dimissioni di Giancarlo Abete dopo il disastro in Brasile, e nel 2017 l’addio di Carlo Tavecchio e del ct Gian Piero Ventura dopo la clamorosa eliminazione contro la Svezia.

La decisione di Gravina è stata ufficializzata nel corso di una riunione presso la sede federale di Roma, alla presenza dei rappresentanti di tutte le componenti del calcio italiano: dalla Serie A alla Lega Pro, fino all’Associazione Calciatori e a quella Allenatori. Nel comunicato, la FIGC ha reso noto che è stata convocata per il 22 giugno un’Assemblea Straordinaria Elettiva, data scelta per garantire una transizione ordinata e permettere alla nuova governance di gestire le iscrizioni ai prossimi campionati professionistici.

Nel suo intervento, Gravina ha ringraziato le componenti federali per il sostegno ricevuto, sia pubblicamente che privatamente, e ha confermato la disponibilità a riferire sullo stato del calcio italiano in audizione parlamentare l’8 aprile. Un segnale di responsabilità istituzionale, ma anche la presa d’atto di un ciclo ormai concluso.

Il terremoto non si ferma qui. Anche Gianluigi Buffon ha annunciato le proprie dimissioni dal ruolo dirigenziale, spiegando come la scelta sia maturata subito dopo la sconfitta con la Bosnia, decisiva per l’eliminazione. Parole cariche di amarezza: il fallimento dell’obiettivo Mondiale ha reso inevitabile, a suo dire, lasciare spazio a chi verrà dopo.

All’orizzonte potrebbero esserci ulteriori scossoni. Secondo le indiscrezioni, anche il commissario tecnico Gennaro Gattuso sarebbe ormai pronto a presentare le dimissioni, completando così un possibile azzeramento totale della struttura tecnica e dirigenziale della Nazionale.

Il calcio italiano si trova ora davanti a un bivio storico. Il 22 giugno non sarà soltanto la data dell’elezione di un nuovo presidente, ma l’inizio di una rifondazione necessaria. Dopo anni di delusioni e occasioni mancate, la FIGC è chiamata a ricostruire credibilità, identità e risultati. Perché restare fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva non è più un incidente: è un segnale inequivocabile di un sistema che deve cambiare profondamente.

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