di Giorgio BICOCCHI

Il quesito e’ duplice: che Bologna troveremo? Appagato dall’accesso ai quarti di EL e con la testa per aria oppure ancora sul pezzo, complice una condizione fisica ritrovata? E poi: che Lazio sarà? Svagata e abulica come col Toro – nell’ultima trasferta – oppure coraggiosa e aggressiva come nella notte col Milan?




La tradizione al Dall’Ara non ci sorride: basti pensare che l’ultimo squillo risale al 2018, addirittura, quando ci imponemmo anche grazie ad una capocciata di Luis Felipe, pensate un po’. Guai a pensare però che sia una gara inutile, ovvero un lento e noioso avvicendamento alla sfida del 22 aprile a Bergamo che ormai abbiamo capito da un po’ metterà in palio l’intera stagione.

I pericoli, per noi, nonostante un ampio turn-over che adottera’ Italiano, verranno rigorosamente dall’esterno. Perché è lì – nei due versanti d’attacco – che i rossoblu’ costruiscono e corroborano le loro azioni. Con chiunque giochi peraltro: da Orsolini a Cambiaghi, da Dominguez a Bernardeschi. Limitassimo in quelle zone i rivali potremmo poi ripartire di rimessa perché è arcinoto che il Bologna soffra enormemente le giocate in verticale e i tagli improvvisi (in questo contesto la mancanza di uno come Cataldi, per la tipologia di gara che ci attende, risulta grave…).

Chi al posto di Zaccagni? Invece che Pedro schiereremmo Maldini con Noslin (o Dia) al centro dell’attacco. Da chi ci attendiamo conferme dopo le due vittorie di fila? Da Tavares, innanzitutto, che stavolta avrà brutte gatte da pelare anche nei ripiegamenti difensivi. E poi da Dele Bashiru – già decisivo nella notte di Coppa al Dall’Ara – e dal mitico Gabarron, sfidante contro Modric. Vincessimo saliremmo all’ottavo posto. Qualcuno obietterà: e che sarà mai? Mah, dopo una stagione sull’ottovolante come questa, infarcita da mercati non performanti, infortuni e polemiche intestine, mica sarebbe un oltraggio…






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