di ARIANNA MICHETTONI – foto di ANTONIO FRAIOLI

Motta – 8: Stai a vedere che, all’apice delle sciagure subite, scalando la vetta della montagna sfortunata, la Lazio abbia trovato il portiere del futuro? Il buon Edoardo ha i riflessi pronti, è agile e scattante, ha l’ardore della gioventù e la trance agonistica di un esordio ben riuscito. È una partita da 8 in pagella per la tranquillità difensiva instillata nei suoi, per il coraggio e per non aver mai esistito – neppure al seimilionesimo calcio d’angolo battuto dal Milan.

Marusic – 6: È più facile avere un dialogo diretto con Gila, a cui demanda fatiche e affanni. Lui ha il suo bel da fare nel rincorrere l’avversario – a volte Jashari, a volte il subentrato Nkunku.

Gila – 7.5: Prestazione quasi perfetta. Letture attente e un interventi precisi, e una scivolata su Pulisic che esalta i 55000 presenti. Eroe del recupero: recupera una punizione che è una boccata d’ossigeno per la Lazio – e, in prospettiva, i tre punti alla Lazio.

Provstgaard – 7: Ha il merito di farsi trovare sempre pronto, sempre in condizione – non banale per un difensore, che ha (forse più degli altri ruoli) bisogno di giocare per trovare le posizioni e l’affiatamento con i compagni. Nonostante la partita sfidante e le pressioni esterne, fa novanta minuti puliti e di grande peso difensivo.

Nuno Tavares – 6.5: Quando la prorompenza fisica svanisce, perde di lucidità e compostezza. I minuti finali, di grande sofferenza, sono aggravati dalle sue imperfette qualità difensive. Nella corsa, però, non ha rivali.

Dele-Bashiru – :6.5 Bravo nel contenimento, è molto aiutato da Patric nell’agire liberamente a centrocampo. Ha comunque buon spazio di manovra, ma il maggior sforzo viene compiuto da rinforzo difensivo.

Patric – 7.5: La grande bellezza Sarrista. Che Sarri abbia visto e creato, per lui, un ruolo da mediano, è l’ennesima conferma di un aspetto profetico applicato al calcio. E un profeta va seguito, proprio come fa Patric: senza dubitare, se ne sta a centrocampo ma corre in difesa ad ogni occasione. Gioca bene e fa giocare meglio tutti.

Taylor – 7: Stremato, nel finale. Ma la traversa gli nega ingiustamente la gloria di una prestazione superlativa, di una qualità costante e instancabile, che solo il prosciugamento energetico interrompe. (Dal 90’ Belahyane – SV)

Isaksen – 7: Fa bene, ma la sensazione è che potrebbe sempre fare meglio. Non dovrebbe spaventarsi, in area: e invece, troppo spesso indietreggia. Colpisce la prima traversa di giornata, ma l’arbitro avrebbe comunque fischiato il fuorigioco. Poi esplode, avverando l’inevitabile: Isaksen è una sorta di predestinato, che deve svestire i panni di chi avrebbe potuto farcela, e cominciare a farcela. (Dal 67’ Pedro – 6.5: Il suo ingresso ha il significato di vittoria. Scelto per esperienza e per la capacità di sopportare la pressione e il peso di questa partita, fa di tutto per trovare momenti di rottura dell’assedio rossonero. Vivace e intraprendente)

Maldini – 6.5: Meno a suo agio nel ruolo, stasera. Forse perché più costretto a inseguire il pallone, forse perché la partita di sacrificio – la Lazio ha, per la maggior parte del tempo, giocato dietro la linea del pallone – gli ha tolto dei punti di riferimento. (Dal 67’ Dia – 6: Non può far molto: il suo ingresso coincide con la maggior sofferenza biancazzurra, chiamata a resistere all’asfissiante offensiva rossonera. Purtroppo, poco fa per aiutare la squadra nel recupero palla)

Zaccagni – 6: Prosegue, purtroppo, la serie negativa di prestazioni forse sufficienti, ma non impattanti. Zaccagni non è quasi mai, in prima battuta, coinvolto nella manovra offensiva. (Dall’83’ Cancellieri – 6: L’uomo che non deve tirare mai. Inspiegabilmente spaventato dall’atto conclusivo, nel perimetro dell’area piccola sceglie di indietreggiare il pallone, servendo il vuoto)

All. Sarri – 10: Questa serata è il suo capolavoro, l’ultimo tango, la batteria di fuochi d’artificio più colorata e luminosa. Saluta tutti, saluta il popolo, saluta i suoi calciatori – che lo forzano al protagonismo che merita – saluta i suoi collaboratori. Saluta con la sciarpetta più laziale che sia mai stata cucita, perché la cuce con il peso delle bugie sopportate, della delegittimazione subita, della mancanza di rispetto. Saluta una società assente, incapace di celebrare questa serata e, da questa serata, ripartire. Perciò è solo sua – il suo capolavoro.

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