di Giorgio BICOCCHI (foto © Antonio FRAIOLI)

La vittoria dei “peones”. Perché quando conquisti il successo con Motta, Provstgaard, Patric, Cancellieri e Dele-Bashiru contemporaneamente in campo non può che essere questa la definizione più opportuna. Alla fine il successo è meritato perché – per il numero di occasioni nitide create – la Lazio e’ risultata superiore al Sassuolo. Che, nel finale, ha varato forse una formazione sperimentale consegnandosi ai biancazzurri, veementi nell’ultimo quarto d’ora. Il tutto in una gara che ha fatto nuovamente affollare l’infermeria e che ha registrato il ruolo da mediano di Patric. “Roba da ricordasse la Lazio del secondo tempo, rega’”, il commento uscendo…
Un successo che permette anche di pareggiare la differenza-reti: 28 gol fatti, altrettanti subiti. Una aurea mediocrità, in fondo, affrescata dalla classifica attuale: decimi e di nuovo nella parte destra della graduatoria…




Primo tempo

– Pronti, via, siamo in vantaggio e non ci sembra vera. Timbra Maldini ma il merito va a Isaksen che si mette in tasca mezza difesa neroverde;

– Sarabanda-Lazio: fioccano le azioni. E le occasioni. Ancora Isaksen, poi Dele. Poi ancora Isaksen di testa. Bella Lazio anche perché il Sassuolo sembra spaesato. “Ma che so’ venuti a vede’ er Papa?”, ci si chiede sarcasticamente in tribuna;

– Poi però la Lazio si assenta. Il Sassuolo prende in mano il centrocampo. Sprinta e fa gioco. E con una azione da calcetto raggiunge il pari con una sassata di Laurente che Motta manco vede;

– Esce Cataldi, Sarri inserisce Patric come play. Zaccagni reclama un penalty, Tavares corre ma sbaglia sempre l’ultimo passaggio. Maldini gioca di sponda. Ma il problema è che in mezzo al campo siamo in sofferenza. E non è una novità…;

– “Aho, giocano Patric, Dele e Taylor: che t’aspetti?”, sibila un amico al compagno di stadio. E mica ha torto…;

– Cosa fare per alimentare gli attacchi e tornare in vantaggio? Forse – visti gli spazi che concedono i neroverdi – Dia o Pedro potrebbero colpire…;

Secondo tempo

– Pure Romagnoli alza bandiera bianca: sembra una maledizione. Ma quanti infortuni abbiamo avuto in questa annata scellerata? Porca miseria, ma perché ci ritraiamo? Inizio di frazione impauriti e dimessi. Il Sassuolo attacca con Matic che prende la bacchetta del gioco. “Ma chi è quello che giocava co’ Mourinho?”, ci si chiede in tribuna mentre l’umidità avanza… Si, proprio lui…;

– Per fortuna i neroverdi tengono palla ma non incidono. E lentamente ricominciamo a prendere campo;

– Sarri attinge alle opzioni in panchina. Dia cuce tra i reparti, Isaksen si mangia un gol pazzesco, imbeccato da Gila, il migliore dei mostri assieme a Dele;

– Motta salva l’1 a 1 due volte. Poi prendiamo coraggio e spingiamo a tutta. Pedro porta scompiglio, Tavares arremba. Cancellieri impegna Muric. Provstgaard spedisce alto di testa, mal calibrando;

– “Aho, guarda che la vittoria adesso mica sarebbe immeritata…”, si riflette accanto a noi;

– E proprio mentre l’ennesimo pareggio sembra stagliarsi all’orizzonte ecco la capocciata di Marusic. Nella stessa porta in cui aveva abbattuto la Juve nella “prima” di Tudor;

– Tre punti che valgono sei, addio ai brutti presagi, il Bologna e l’ottavo posto a due lunghezze. Soprattutto il motore ancora acceso in vista del ritorno di Coppa Italia con la Dea…






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