di ARIANNA MICHETTONI – foto di ANTONIO FRAIOLI
Motta – 6: Tutto sommato buono l’esordio del “portierino”, che a sorpresa – ma non troppo –trova la titolarità a tempo indeterminato. Sufficienza che è incoraggiamento e premio per aver tenuto i nervi saldi, soprattutto sulla doppia parata all’80’.
Marusic 6.5 – Troppo, troppo fermo e senza un briciolo di coraggio, o di iniziativa. Perché non tentare mai il contrasto, o arginare fisicamente l’avversario che ti supera in velocità? Poi però, nonostante le difficoltà di una prestazione opaca, la fortuna lo bacia eleggendolo eroe di giornata. Vince sempre chi più crede.
Gila 6,5 – Non teme nessun tipo di contrasto, neppure i più delicati – in area. Ha la capacità di essere quasi sempre elegante; in ogni caso, raramente inefficace, anche nelle incursioni. È pure l’ultimo uomo difensivo a disposizione di Sarri, ormai.
Romagnoli 6 – Nonostante un buon primo tempo, senza alcuna eccessiva preoccupazione – sul gol subito non ha alcuna responsabilità – è costretto all’uscita all’intervallo. (Dal 45’ Provstgaard 6 – Un ingresso premiante: ha il giusto piglio per garantire solidità difensiva. In linea con Gila, annulla qualsiasi velleità neroverde.)
Nuno Tavares 6 – Alterna buone accelerazioni a banali perdite del pallone. Tuttavia, porta via con sé tre avversari ad ogni allungo – un bene, per la sua squadra. Serve pure palloni interessanti in area, giocate che, purtroppo, non trovano finalizzatori. Pecca, a volte, di poca lucidita.
Dele-Bashiru 6.5 – Il migliore a centrocampo. Per novantacinque minuti è costantemente alla caccia del pallone e, quando lo ha tra i piedi, propone delle giocate intelligenti e razionali. Il gol nel recupero è anche merito suo.
Cataldi 6 – Prova a tener duro, ma l’eccesso di generosità ha purtroppo un effetto deleterio e opposto: il pareggio di Laurientè è anche dovuto al suo errore (giustificato dall’infortunio). (Dal 38’ Patric 6.5 – Genio e visione di Sarri: occupa una posizione nuova e, per alcuni, impensabile. Eppure funziona, come funzionano le invenzioni che solo i geni riescono ad immaginare. L’alchimista Sarri lo trasforma in duplice ruolo: garantendo alla difesa l’imperforabilità; liberando Taylor e Dele-Bashiru, più sicuri della copertura. Di necessità, virtù.)
Taylor 6 – Evidentemente in affanno, seppur – nonostante una condizione di stanchezza diffusa – resti il miglior inserimento nella Lazio. Non potrà beneficiare di alcun riposo, e speriamo questo non ne condizioni le prestazioni future; oggi, in un paio di occasioni, ha mancato il tiro.
Isaksen 6 – Quando non affronta l’avversario con arrendevolezza, riesce pure a tirar fuori giocate di pregio. Purtroppo, l’approccio scettico è una sua prerogativa: tenta pure l’affondo, ma senza credere davvero di poter smistare la palla in area. Vera è pure la sua condizione di subisci-fallo: gli avversari lo atterrano quando possibile, approfittando della sua leggerezza. (Dal 79’ Cancellieri 6 – Approfitta del caos entropico causato dal bisogno disperato di vittoria laziale.)
Maldini 6.5 – Un gol fulmineo di chi dimostra la giustezza delle teorie di Sarri: può davvero, con un pizzico di educazione e abnegazione, giocare da punta. Deve solo allenare l’istinto realizzativo, di occasioni ne ha sciupate tante – forse troppe. (Dal 65’ Dia 5.5 – Fa meno in attacco, con meno fantasia. Nonostante si faccia trovare spesso in avanti, manca tutti i servizi dalle fasce. Forse un problema di posizione, forse poca grinta nel conquistare gli spazi.)
Zaccagni 5.5 – Insufficienza che è più una tiratina d’orecchie: Mattia Zaccagni deve essere più presente, a sé stesso e ai compagni. Non gli si chiede, in assoluto, di farsi trascinatore con le giocate o con gli spunti propositivi. Solo di poter caricare la squadra, nonostante le difficoltà; di darle il buon esempio di gioco. (Dal 79’ Pedro 6 – Entra quando il Sassuolo è completamente schiacciato in difesa, subendo raddoppi di marcatura asfissianti. Eppure, riesce ad addomesticare palloni confusi, dando loro una precisa direzione.)
All.: Sarri 7 – Nessuno è profeta in patria e, proprio come i profeti, viene capito quando è ormai troppo tardi. Semplice, per i miscredenti, ravvedersi dopo una vittoria. Sarri ha mostrato, con la maestria di un saggio o di un filosofo, come il calcio sia un concetto semplice reso complesso da chi non sa padroneggiarlo. Inventare Patric in mediana – aspre critiche gli sono state rivolte dalla tribuna – è il giusto merito e lo schiaffo morale a chi ha dubitato. È ora che tutti – tifosi, squadra, società, reparto mediatico – lo seguano senza dubitare, senza far domande.
















