di Giorgio BICOCCHI
“In un’altra stagione quel tiro finale annava a sbatte sul tetto dello Stadio del tennis…”. Il paragone forse è ardito ma rende l’idea. La Lazio, altra aquadra per spirito e voglia di lottare rispetto a Torino (“embe’, ce voleva poco…”) schiuma di rabbia. Impatta con la Dea e impreca perché il successo – sfumato all’ultimo – avrebbe dato un senso diverso al ritorno. Invece, soppesando il tutto, l’Atalanta mantiene grandi possibilità di eliminarci tornando a Roma per la finalissima di Coppa. La Lazio piace per lo sviluppo del gioco ma paga dazio davanti al mestiere orobico. Già perche l’Atalanta non sbanda nel doppio svantaggio e riesce sempre a riprenderci: questione di mentalità. Noi mettiamo in mostra Dele Bashiru, Tavares e un ritrovato Zaccagni. Ma la delusione è cocente, inutile negarlo. E chissà che – col pubblico a sostenerci – non sarebbe davvero arrivata la vittoria. Noi crediamo di sì…
Primo tempo
Atalanta sazia dei successi di Champions? Macche’. Soffriamo i cinque a centrocampo. E non è una novita. Zalewski, in quella posizione centrale, è fastidioso come una zanzara sul Mekong
Segna pure la Dea ma per fortuna era fuorigioco. Iniziamo a proporre azioni, anche con discreto ritmo. Isaksen, sotto la Monte Mario, opera qualche spunto ma davanti ha Scalvini. Che mica arretra…
“Ma pe’ vede’ un tiro in porta che devo fare?”, ci si chiede in Tribuna. Buone trame ma manca sempre lo stoccatore
Recupero imperioso di Hien con Maldini davanti a Carnesecchi. “A me questo non me piace… sta sempre spalle alla porta… ma mica c’avra’ ragione Lotito che non lo vede centravanti”
Manganiello ci nega due angoli solari, poi ammonisce De Roon. “Miracolo!”. C’è poca gente ma si tifa, si impreca. Insomma non è un freezer senz’anima
Zappacosta coglie la traversa, penso da Tavares. Taylor arriva tardi su un lancio in verticale. Applausi comunque ai nostri. Per carità, niente di portentoso. Ma ordine, equilibrio, un pizzico di tigna. La ripresa? Magari loro calano. Vallo a sapere…
Secondo tempo
Si parte col botto. Maldini lancia Dele che con lo scavetto batte Carnesecchi. “Ma allora c’ha i piedi boni…’, si chiede conferma attorno a noi
Il problema quest’anno (uno dei tanti, eh…) è che non teniamo un vantaggio. “Gia’ famo una fatica boia a segna’…”. Succede che Provedel respinge frontale e non di lato, Marusic si perde Pasalic e opla’, ecco il pari
Qui torniamo a galla, non ci abbattiamo. Funziona l’asse Zaccagni/Tavares. Taylor impegna Carnesecchi. Insomma e’ battaglia
Miriade di cambi. “Ma perché Isaksen fuori?”, si apre il dibattito. Ci proviamo con forze fresche: Dia e Noslin. E proprio il senegalese (alleluja) ritrova il gol dopo una vita sotto la Nord vuota
Manco il tempo di prefigurarsi un ritorno coi baffi che combiniamo- da perfetti recidivi – il patatrac. Ci acquattiamo troppo, tutti davanti a Provedel, bucato da Musah
“Ammazza, che rabbia”, si esterna mentre l’umidità inghiotte l’Olimpico. “Ce dice male quest’anno. Ma io prr il ritorno una speranziella ce l’ho…”, scuote i vicini un tifoso coi capelli bianchi. Chissà se il proverbiale stellone ci verrà in soccorso ..
















