di Gisella SANTORO
La stagione della Lazio può essere riassunta in due parole: “equilibrio instabile”. Più che una corsa verso un obiettivo chiaro, quella degli uomini di Sarri sembra una camminata su un filo sottile, sospeso sopra un abisso che ha il sapore della mediocrità. I numeri, freddi e spietati della classifica descrivono una squadra bloccata in un “limbo” che non permette sogni di gloria, ma che non concede nemmeno il lusso della tranquillità. Infatti la Lazio si trova esattamente a metà strada tra il paradiso e l’inferno: 11 punti di distacco dalla zona Europa e 10 punti di vantaggio sulla zona retrocessione.
È una terra di nessuno dove un passo in avanti può significare la riscossa, ma un solo passo falso può spalancare le porte del baratro. A confermare questa identità ibrida sono le statistiche dei gol: 26 fatti e 27 subiti. Dati che rappresentano l’incapacità della Lazio di dominare le partite e la fragilità difensiva che vanifica gli sforzi del reparto offensivo.
Il pareggio per 2-2 in Coppa Italia contro l’Atalanta è l’istantanea perfetta di questa Lazio. Non è una questione di piedi buoni o di schemi tattici; è una questione di “testa”. Farsi recuperare due volte il vantaggio nel giro di pochi minuti, non è sfortuna, ma distrazione di una squadra a cui manca della cattiveria agonistica necessaria per azzannare la partita e chiuderla.
Eppure, nonostante l’andamento penda pericolosamente verso il basso, la Lazio è viva. È ancora lì, a lottare per una Coppa che, in un’annata così anonima, rappresenterebbe l’unica vera soddisfazione. Vincere quel trofeo oppure guadagnarsi la finale, non cancellerebbe le ombre di un campionato misero, ma riscriverebbe il finale della stagione 25/26..
















