di Gisella SANTORO
In una trasferta sarda povera di emozioni e avara di conclusioni nello specchio, la Lazio torna a casa con tanti interrogativi. Se il gioco corale è apparso confusionario e poco lucido nei passaggi, le uniche fiammate di una serata grigia sono arrivate dalle corsie laterali. In particolare, è stata la catena di destra a provare a scuotere il match, grazie a un’intesa molto evidente tra il giovane Belahyane e il veterano Adam Marusic.
Nonostante le difficoltà generali della manovra, la coppia schierata sulla fascia destra ha rappresentato l’unico polmone della squadra durante l’intera partita. I due si sono cercati, si sono trovati e sono riusciti con costanza a guadagnare il fondo. Marusic, in particolare, ha prodotto una serie di cross interessanti che però hanno attraversato l’area di rigore senza essere intercettati dagli attaccanti biancoazzurri che erano spesso in ritardo o mal posizionati e, quindi, incapaci di trasformare in gol i palloni che arrivavano dalla destra.
É per questo che uno dei pochissimi tiri in porta della Lazio è arrivato proprio dal terzino montenegrino, a dimostrazione che dove non arrivano gli attaccanti, devono provare a inserirsi i difensori.
Oltre alla prestazione in campo, Marusic qualche giorno fa è stato scelto dai compagni come rappresentante della squadra davanti ai microfoni e ha chiesto apertamente il sostegno dei tifosi e un Olimpico pieno per superare questo momento delicato e avaro di risultati.
In questa fase di incertezza, Marusic è l’ancora della Lazio: un leader capace di fare da ponte tra una squadra in difficoltà e una tifoseria che aspetta risposte.
















