di Giorgio BICOCCHI
“Daje che so’ 13 anni che semo imbattuti cor Cagliari…”: si adopera la goliardia ormai per commentare le gare della Lazio, sempre più vicina alla parte destra della classifica. “E’ na’ squadra spenta come i termosifoni de casa de uno che nun paga er condominio…”, la riflessione profonda di un amico di stadio. Fioccano i sbadigli: poco ritmo, qualità pochissima. Come la convinzione. Solo negli ultimi dieci minuti – col Cagliari in 10 – abbiamo concretamente provato a vincere una gara che non avremmo meritato. Troppo poco davvero con questo insulso 4-3-3 che non produce nulla. Con un attacco sterile e un centrocampo che non offre soluzioni. “Il problema sarà quello de arriva’ a maggio co’ sto mortorio…”: già, un mezzo supplizio di Tantalo…
Primo tempo
– Isaksen corre davanti a Sarri. Maldini opta per le progressioni. Ma sono solo occasioni potenziali frutto di spunti individuali. Manca la coralità della manovra. Insomma, un classico inizio da Lazio di questo periodo;
– Ze Pedro coglie il palo di testa su corner. “Ma pure avendo due lungagnoni come Romagnoli e Provstgaard rischiamo?”, ci chiede un amico. Già…;
– Belayhane, schierato mezz’ala, lotta, smina ma poi deraglia nel passaggio successivo;
– Zaccagni di testa. Poi ancora il Capitano che arriva tardi su un fendente di Marusic. Ma sono azioni contorte e arraffazzonate. “Ammazza, ste partite so’ mejo de un Valium…”;
– Mica tanto perché poi Adopo manda largo di testa (ahia, i nostri centrali dove erano?”) e Esposito calcia appena sopra la traversa;
– Maldini fa ammonire Mina. Il duello Pellegrini/Palestra e’ il più interessante nell’ambito di un match povero dal punto di vista tecnico;
– E Taylor? Impegna Caprile con un tiro-cross ma sembra patire l’assenza di un ragionatore come Cataldi. “Aho, ma Rovella e’ questo?”, ci si interroga. Si, prestazione in chiaroscuro del play. Ma diciamo che è tutta la Lazio a offrire una serata grigia e priva di palpiti;
– “Te vojo a arriva’ a maggio giocando sto tipo de partite…”, l’amaro monito di un amico…;
– Sintesi della prima frazione. Obiettivamente, per il computo delle occasioni più nitide, il Cagliari avrebbe meritato il vantaggio. Tutto qui…;
Secondo tempo
– Solito tran-tran. Io la passo a te, tu a me. Ma chi tira?;
– Sarri prova a cambiare uomini ma non il modulo (due punte insieme no?). Il Cagliari pure sembra adattarsi al nulla di fatto. In fondo – dopo lo smacco interno subito col Lecce – perché disdegnare un pareggio? Paletta e’ il più pericoloso. Segna ma per fortuna è in fuorigioco;
– Inutile chiedere ai nostri un sussulto. “Io sbadiglio continuamente”, twitta un compagno di stadio;
– Provedel smanaccia, Noslin si procura un mezzo rigore (figuratevi se ce lo danno…), Mina viene espulso;
– Da qui alla fine tornano un minimo di palpiti: Cataldi impegna Caprile. Poi, da fuori, calcia di piatto con la palla che sfiora il montante;
– Finisce con Ratkov che si impappina, incerto se calciare o fornire un assist. “Sai quanti ne vedremo de partite così nei prossimi anni se non cambia qualcosa?”. E’ sabato sera ma il tormentone del futuro che incombe ricomincia…
















