di Gisella SANTORO
C’è un vecchio detto secondo cui certi treni passano una volta sola. Per la Lazio, quel treno ha un nome e un cognome: Nuno Tavares. Lo scorso anno, il portoghese era stato soprannominato “Il Treno” proprio per quella capacità straripante di percorrere la fascia sinistra a tutta velocità, mettendo in mostra qualità fisiche e tecniche fuori dal comune.
Tuttavia, a un certo punto, quel binario che sembrava spianato si è interrotto bruscamente. Il treno ha spento i motori a causa di un pesante infortunio muscolare che ha tenuto Tavares lontano dal campo per troppo tempo, facendo quasi dimenticare il suo potenziale.
Proprio a causa di questo stop forzato, da inizio stagione il portoghese è stato utilizzato con il contagocce, collezionando pochissime presenze, quasi sempre da subentrato. Ma non è la quantità a fare la differenza, bensì la qualità e contro il Genoa, in un Olimpico deserto, a Tavares sono bastati pochi minuti per rimettersi in moto.Negli ultimi 20 minuti di gioco, ha dimostrato quanto sia vitale per una squadra avere un profilo capace di saltare l’uomo, creare superiorità numerica e generare palle gol dal nulla.
Eppure Tavares sembrava essere giunto al capolinea della sua esperienza biancoazzurra con il Beşiktaş in forte pressing per ottenere il giocatore in prestito per sei mesi, cioè fino al termine della stagione.
La Lazio deve riflettere bene: vale la pena far partire questo convoglio verso Istanbul, o è meglio dargli ancora strada libera sulla fascia sinistra? Quando un treno di questa potenza torna a sfrecciare sui binari giusti, forse la scelta migliore è non scendere alla prossima fermata, ma godersi il viaggio fino alla fine della stagione.
















