di Arianna MICHETTONI (foto © Antonio FRAIOLI)

Provedel – 6: avrebbe potuto essere spettatore non pagante, davvero lui; ha dovuto invece subire l’onta di un rigore, proprio quando questa squadra rigore non ne ha. Sbaglia la valutazione sul calcio d’angolo trasformato in rete da Vitinha.

Marusic – 5.5: c’è una prestazione precedente al 2-0, assolutamente sufficiente e di quantità; c’è una prestazione successiva al 2-2, spaventata e approssimativa, dove ogni movimento diventa lento o inefficace.

Gila – 6: Nervosissimo. Un malumore che malcela un segreto in procinto di essere rivelato. Gila parla di difficoltà, anche societarie: che siano proprio la causa della mancanza di concentrazione? Allarga istintivamente il braccio: un gesto a voler allontanare, e invece avvicina l’ennesima crisi biancazzurra – fortunatamente evitata.

Provstgaard – 6.5: il migliore difensivamente. Non ha fronzoli nella fase difensiva (il post-Romagnoli è già scritto). Resta talmente sereno che il cielo lo premia e, tolta la pioggia, fa cadere sulla squadra un rigore.

Pellegrini – 6: Per tanti, lunghissimi minuti, é l’unico a spingere. Si scrolla la polvere dagli scarpini e poco importano gli errori, meglio tentare e non riuscire che non tentare affatto. (Dall’82’ Tavares – 7: Entra e fa quel che vuole. Letteralmente. Corre, corre, imbuca l’avversario. Ha portato lui speranza in una insperata vittoria. Vollesse sempre!).

Taylor – 6.5: che bello il suo primo gol, seppur poco festeggiato! Ha le movenze e l’espressione di chi deve ancora ambientarsi. Ma quando lo farà, potrà constatare la gran confusione o diventare agente del caos. (Dall’81’ Dele-Bashiru – 6.5: dapprima spaesato, aiuta poi la Lazio a recuperare metri offensivi spostandola, e spostandosi, in avanti).

Cataldi – 8: ha una freddezza criminale, il lucido acume di chi sa che, con una sola pallottola, centrerà il bersaglio. Esulta con la squadra e per la squadra, correndo verso la panchina: la Lazio ha scelto il suo leader.

Basic – 6.5: buona prestazione, contornata da tentativi personali che fanno sussultare i 5000 presenti.

Isaksen – 6: perché non tentare lo scatto per saltare l’uomo? Isaksen é inibito, frenato più dall’interno che dall’esterno. (Dall’88’ Noslin – SV, ma ingresso che proietta la Lazio in attacco nei minuti finali)

Maldini – 6: tempo per migliorare e per migliorarsi ne ha. Un plauso per la titolarità conquistata dopo un solo allenamento. L’integrazione (non) può attendere. (Dal 73’ Ratkov – 6,5: la Lazio capisce di dover alzare palloni per la sua testa. E lui, a tempo quasi scaduto, ne scaglia uno sul braccio di Ostigard. Il resto è storia).

Pedro – 8: fondamentale tanto quanto Cataldi, ma con un pizzico di emotività in più. Vederlo in campo a sacrificarsi riempie il cuore dei laziali e svuota la pazienza degli avversari. (Dal 73’ Cancellieri – 5.5: egoista oltre ogni umana concezione, poco concludente).

All. Sarri – 9: vituperato, vilipeso, tradito, ribelle, vincitore. Ha vinto lui, la squadra vince per lui, i tifosi – nel silenzio – cantano per lui. E lui col silenzio del lavoro e della gratitudine risponde.

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