di Gisella SANTORO
Il mercato di gennaio è, per definizione, quello di riparazione. Si chiama così perché nasce dall’esigenza di correggere la rotta, puntellare una rosa incompleta o sopperire a emergenze improvvise. A volte sono gli infortuni a dettare l’agenda; altre volte, come accaduto alla Lazio, sono le cessioni improvvise e dolorose a obbligare la società a intervenire in fretta e furia.
Per i biancazzurri, quest’anno, il termine “riparazione” assume un significato quasi letterale e drammatico. Non si lotta per l’Europa, ma per quella che il tecnico Maurizio Sarri ha definito una “salvezza serena”. Tuttavia, riparare un giocattolo rotto è più difficile del previsto se i nuovi pezzi non si incastrano subito.
Mentre i nuovi arrivati Kenneth Taylor e Petar Ratkov non sono ancora riusciti a incidere concretamente sui risultati, i tifosi della Lazio sono costretti a guardarsi intorno con un pizzico di invidia. Il confronto con chi ha indovinato l’innesto immediato è, infatti, impietoso.
In altre piazze, l’effetto “nuovo acquisto” è stato istantaneo, quasi magico: Niclas Füllkrug, il nuovo arrivato in casa Milan, il 18 gennaio e alla sua prima a San Siro, ha deciso la vittoria casalinga contro il Lecce, segnando la sua prima rete in Serie A e facendo esplodere il Meazza; poi c’è il ritorno in Italia di Giacomo Raspadori, che sotto la sapiente guida di Palladino con la maglia dell’Atalanta, è andato subito in gol, confermando che certi giocatori hanno solo bisogno dell’ambiente giusto per tornare a brillare e anche Donyell Malen è andato a segno nel suo esordio nel campionato di Serie A con la Roma.
Ma i tifosi della Lazio hanno anche assistito ai gol di Castellanos e Guendouzi che rispettivamente con il West Ham e con il Fenerbahçe hanno trovato la strada del gol al loro esordio con le nuove squadre dopo le cessioni avvenute nei primi giorni di gennaio.
C’è però una verità fondamentale: un calciatore, per quanto forte, raramente vince da solo. I vari Füllkrug, Raspadori e Malen si sono inseriti in team già ben collaudati, sistemi che funzionano e che hanno saputo esaltare le loro qualità individuali.
Al contrario, Taylor e Ratkov si sono ritrovati catapultati in un ambiente a pezzi. La Lazio attuale appare come una squadra allo sfacelo, senza un obiettivo preciso che non sia la sopravvivenza in categoria. In un contesto così depresso, anche i nuovi acquisti finiscono per adeguarsi al grigiore generale. Senza una struttura solida che li trascini, l’incisione sui risultati che la società sperava di ottenere rimane, per ora, un miraggio.
Il mercato può riparare i buchi nella rosa, ma non sempre riesce a guarire l’anima di una squadra.
















