di Giorgio BICOCCHI
“Era dai tempi del poro Clagluna, roba dell’81, che non vedevo una Lazio così povera…”, le riflessioni collettive dopo la soporifera gara del Via del Mare. Difficile chiudere di più ad una squadra che segnato solo 6 gol in trasferta – da agosto ad oggi – e che si è consegnata ad una stagione anonima, depauperata dal mercato e alle prese con beghe intestine roventi. “Certo, potevo pure annammene al cinema…”, il commento unanime. In effetti serata di noia assoluta con due squadre che hanno prodotto praticamente nulla. La Lazio si accontenta, disputa una gara senza sprint e con due/tre tiri in porta (nella ripresa): per il resto un mellifluo tran-tran di passaggi. Cosa chiedere al resto della stagione (perché arrivare così a maggio assimiglierà al supplizio di Tantalo…)? Normalità in settimana, tanto per cominciare. E qualche guizzo estemporaneo. Una soddisfazione improvvisa. Come in fondo accadeva fino agli inizi degli Anni Novanta…
Primo tempo
– Ve lo diciamo subito: non calceremo mai in porta. “E dove sta la novità? Pure a Verona e’ stato così… se non c’era quello che buttava dentro il passaggio di Lazzari…”, la pronta replica di un amico;
– All’inizio ritmi alti. Lazio pure manovriera ma – vecchio vizio – la manovra si ingolfa qualche metro prima dell’area avversaria. Dia non attacca gli spazi ma gioca solo di sponda, Cancellieri delude, Zaccagni giostra lontano dall’area avversaria. Basic… sicuri di volergli rinnovare il contratto? Taylor? Senza infamia e senza lode. Ma Lazio asfittica;
– “Ammazza, quanti sbadigli…”: si, gara non scoppiettante. Errori a bizzeffe. Provedel salva su Coulibaly, poi Ramadani coglie una traversa spaventosa. Inutile chiedere al taccuino di eventuali repliche biancazzurre. Nulla di nulla, Falcone potrebbe pure cambiarsi e andare al cinema;
– “Se il calcio non contemplasse i tiri in porta saremmo primi per i minuti che tenemo palla…”, la sintesi un amico di stadio;
– La frazione si chiude così: con l’impotenza della Lazio a penetrare l’area avversaria e con il rammarico pugliese per una mancata precisione negli ultimi 16 metri. Possibili rimedi per almeno calciare verso la porta avversaria? Non ne abbiamo. Forse neppure Sarri, chissà… Che malinconia quando le stagioni prendono questa anonima piega;
Secondo tempo
– Il Lecce si ritrae, stranamente. Ma la nostra modestia e’ evidente: mancano gli spunti d’attacco. Latita la qualità, l’ultimo passaggio. Calciamo il primo angolo (pensate un po’…) dopo quasi un’ora. Ed e’ tutto dire…;
– Dia arriva tardi davanti a Falcone. Poi Taylor calcia largo. Sembrano indizi. Ma e’ un fuoco di paglia. La gara si incatena sulla povertà tecnica. “Ma all’estero come possono compra’ i diritti della Serie A vedendo sta’ partita?”, ci si chiede. E mica hanno torto? ;
– Provedel sventa su punizione. Sarri rivolta la squadra cercando la riscossa. Ma non è proprio aria;
– Isaksen porta qualche idea offensiva ma poca roba. Inseriamo Ratkov ma non gli facciamo un cross decente;
– Finisce così: un pari che – per la tipologia di gara espressa – intristisce alquanto. Adesso la sfida col Genoa, in un Olimpico vuoto r muto. La nottata deve ancora passare…
















