di Giorgio BICOCCHI
Più che il dubbio sulla Lazio – di cui conosciamo vizi e virtù (poche, in verità…) – il quesito riguarda il Como. Ovvero: troveremo la squadra svagata e assente di testa non ammirata contro la Roma, un mese fa, o la squadra arrembante che ha mandato in tilt il Milan, pur perdendo in modo assolutamente ingiusto?
Ecco, il dibattito è aperto. Diciamo che se dovessimo incontrare il Como di fine agosto – quello che ci ha fatto una testa come un tamburo – sarebbero problemi gravi. Perché la nostra non sembra davvero una squadra in grado di reggere quei ritmi vertiginosi e di opporsi alle trame rapide dei lariani. Che, ormai quasi a febbraio, si candidano autorevolmente per un posto nella prossima Europa. Quali armi potrebbe allora opporre la Lazio ad un gruppo oggettivamente superiore dal punto di vista della qualità complessiva e delle opzioni? Innanzitutto restare compatta – senza scoprirsi – giocando in pochi metri, stringendo le linee e ripartendo di slancio. Zaccagni e Isaksen, in questo contesto, potrebbero davvero essere risorse fondamentali in una tipologia di gare così. Fermo restando che sarà soprattutto un problema inaridire la velocità degli esterni di Fabregas (uno più bravo dell’altro…), coloro che fanno gioco e che creano superiorità.
Lazio inferiore agli avversari: la certezza iniziale e’ questa. Ecco perché dovremo scendere in campo con la massima determinazione e con coraggio lasciandoci alle spalle l’ennesima settimana di polemiche/ripicche tra la società e Sarri. Una annata in salita e che resta impervia anche perché un po’ di beghe – diciamocelo – ce le andiamo letteralmente a creare con dichiarazioni improvvide e fuori luogo. Classifica alla mano la sfida al Como e’ forse l’ultima ciambella che ci offre il torneo. Non vincere ci consegnerebbe ad un resto di stagione da completo oblio. Vincere invece – e sarebbe il secondo successo di fila, evento sin qui mai accaduto – ci proietterebbe all’improvviso ad estremo ridosso della zona-Europa. Anche se la società continua a snobbare una eventuale qualificazione alla Conference. Roba per la quale noi oggi firmeremmo col sangue… Perché tornare in Europa sarebbe auspicabile per i conti economici e il prestigio ritrovato. Siete d’accordo?
















