di Gisella SANTORO
Nel calcio moderno, il confine tra sport e giustizia si è fatto pericolosamente sottile. Se un tempo l’errore arbitrale era privo di supporto tecnologico e restava un “errore umano” accettabile, oggi la questione è diversa: le sviste riguardano l’interpretazione personale del regolamento da parte del direttore di gara, e proprio come le decisioni di un giudice possono condizionare la vita dei cittadini, così il sistema arbitrale sta riscrivendo i destini delle stagioni calcistiche attraverso sentenze discutibili.
Oggi, quando un arbitro commette un errore macroscopico, la soluzione standard è la sospensione per uno o due turni. Questa misura, però, rappresenta un’ammissione di colpa da parte dell’AIA che finisce per alimentare i sospetti: fermare il direttore di gara conferma l’inadeguatezza (o la gestione fallimentare) di quella specifica partita. Alle società vittime del torto e ai loro tifosi resta solo l’amaro in bocca: la “punizione” dell’arbitro non restituisce i punti persi, ma certifica solo un’ingiustizia subita.
È questa la situazione in cui si trova la Lazio, protagonista dall’inizio del campionato di una serie di episodi controversi che vanno dai rigori negati (la trattenuta ai danni di Gila contro la Fiorentina, il fallo su Castellanos schiacciato in area da due difensori del Como, il tocco di mano di Pavlovic nella partita contro il Milan, rimasto impunito per un presunto fallo di Marusic nella stessa azione) alla gestione dei cartellini (le espulsioni “facili” di Zaccagni e Basic contro il Parma) fino ad arrivare ai gol convalidati agli avversari (gol dell’Udinese, viziato da un evidente tocco di mano di Davis eppure regolarmente assegnato).
Per giustificare decisioni spesso avallate da un VAR che “vede ma non interviene”, si ricorre ossessivamente al concetto di “immediatezza”. Tuttavia, il regolamento non prevede un lasso temporale preciso per definire tale concetto, lasciando spazio a un’interpretazione totalmente arbitraria.
A questo punto, se vogliamo rendere il calcio una scienza esatta, dovremmo paradossalmente scomodare la fisica: analizzare la forza elastica e l’elongazione minima della maglia per stabilire se una trattenuta sia fallo o meno.
Tra gol annullati e falli declassati a “scontri di gioco” (spesso solo quando a commetterli sono gli avversari della Lazio) perchè in caso contrario vengono puniti con ammonizioni o espulsioni, l’arbitro non applica più pedissequamente il regolamento e la sua decisione è influenzata dalla visione personale e soggettiva del momento,
Per la Lazio il limite è stato superato. Serve una riforma strutturale che riduca drasticamente la discrezionalità e introduca parametri certi, magari attingendo proprio a criteri scientifici. Il calcio non può essere una sequenza di errori arbitrali: deve tornare a essere un gioco dove a decidere è il campo, non l’interpretazione creativa di un fischietto.
















