di Gisella SANTORO (foto © Antonio FRAIOLI)
C’era un segno del destino già sfogliando il match program della partita tra Lazio e Fiorentina pubblicato qualche giorno fa dal club biancazzurro: in copertina c’era Danilo Cataldi. Ed è stato proprio lui a mettere in scena il classico copione del calcio, il gol dell’ex, ma con una sfumatura diversa perché tecnicamente Danilo “ex” non lo è mai stato fino in fondo. La Fiorentina la scorsa stagione lo ha accolto, rigenerato e rilanciato, salvo poi scegliere di non esercitare il diritto di riscatto fissato a 4 milioni di euro. Un mancato investimento che lo ha riportato a Formello, tra i “suoi” colori, per riprendersi ciò che era suo. Poi il karma ha fatto il resto e Danilo ha risposto sul campo a chi non aveva creduto in lui.
In una Lazio che attraversa momenti di transizione e molti interrogativi tattici, Cataldi si è confermato unica vera certezza e punto di riferimento per la squadra e per Sarri.
Al di là del gol e della gioia che è durata solo 5 minuti a causa del pareggio della Fiorentina, resta la prestazione. Cataldi interpreta il ruolo con una professionalità e una dedizione encomiabili occupando quella porzione di campo che nella storia della Lazio è sempre stata una posizione di prestigio, occupata da leader e campioni.
Danilo non copia nessuno, ma onora quel ruolo con il sacrificio di chi sa che ogni pallone recuperato vale quanto un assist. Nella ennesima serata agrodolce dell’Olimpico, la sua firma resta la testimonianza di un legame che va oltre il mercato e le cifre del riscatto.
















