di Gisella SANTORO
La sfida contro l’Udinese ha consegnato alla Lazio la prima partita da titolare di Reda Belahyane della stagione. Una presenza importante, forse passata in secondo piano rispetto al risultato e alle polemiche, ma che ha dimostrato che il 21enne marocchino è in grado di affrontare 90 minuti in campo nonostante la mancanza di minutaggio alle spalle. E così non può essere altrimenti data la sua giovane età.
Fino ad ora, il percorso di Belahyane con la maglia della Lazio è stato fatto di brevi apparizioni. Subentrato spesso dalla panchina per gli ultimi 30 minuti, il ragazzo ha fatto fatica a inserirsi nei meccanismi della squadra, sia con Baroni che con Sarri.
La partita contro i friulani ha rappresentato per Reda Belahyane un vero e proprio “battesimo del fuoco”. Chiamato a sostituire i titolari in un momento di emergenza, il marocchino ha dovuto gestire un carico di lavoro a cui non era abituato. Posizionato a sinistra in un centrocampo a tre, insieme all’esperienza di Cataldi e Vecino, Belahyane ha mostrato la sua vera natura. Sebbene il suo gioco palla al piede possa apparire a tratti povero o inconcludente, la sua utilità risiede altrove, nei movimenti senza palla. Belahyane non è il classico regista che attira su di sé ogni pallone; il suo scopo è creare superiorità numerica attraverso un pressing asfissiante in fase offensiva e recuperi provvidenziali in difesa.
In questo modo, con tecnica e corsa, il giocatore riesce a compensare la sua fisicità.
La prestazione contro l’Udinese dimostra che le qualità di Belahyane viste in passato non sono svanite, ma vanno coltivate con la fiducia. A centrocampo dove l’esperienza conta quanto il talento Il futuro della Lazio passa anche dalla capacità di valorizzare questi profili, apparentemente “poveri” palla al piede ma essenziali per l’equilibrio della squadra.
















