di Giorgio BICOCCHI
Se il primo vero tiro in porta lo abbiamo effettuato con Marusic al minuto 77, enormi problemi li abbiamo avuti. Ma era tutto previsto in fondo… “Potevamo pure gioca’ una settimana di fila ma non sarebbe cambiato niente…”, si riflette scendendo le scale dell’Olimpico. Senza verve, senza qualità, senza i guizzi degli esterni la Lazio gioca una gara piatta e rimedia un pareggio che la lascia nel limbo della classifica. Le note negative? La prestazione degli attaccanti: Taty sempre anticipato da Baschirotto, Cancellieri coi tacchetti fasulli e sempre per terra. Poi il giallo puerile preso da Guendouzi sotto la Tevere: ma a cosa serviva fare quel fallo da diffidato? Male Pedro e male pure Vecino. “Se semo rimpianti Basic, pensa un po’…”, ci svela un amico. Le note positive? La tenuta della difesa. Insomma, bisogna accontentarsi. Certo ventitré punti a tre turni dal termine del girone di andata (pure col Napoli all’orizzonte) non lasciano presagire chissà cosa…
Primo tempo
– Entriamo in campo distratti perdendo maledettamente un paio di pallacce. “Mica se saremo montati la testa pe’ ave’ vinto a Parma in 9, eh?”, commenta un vecchio Laziale;
– Manovra scontata, anzi spuntata. Vecino non ha il dinamismo di Basic e ci mettiamo una vita nel ribaltare l’azione;
– Cremonese in pressing, attenta, senza sbavature. Insomma, una partitaccia così come un po’ tutti l’avevano immaginata;
– Taty di testa ma Audero c’è. Ma e’ davvero poca roba. Calciamo un paio di angoli ma senza costrutto. “Ammazza che fatica…”, ci scrive un amico;
– Pedro, come da tradizione, e’ il primo ammonito del match. Cancellieri scivola sul più bello. “Manco i tacchetti guardano…”, si riflette in modo caustico in tribuna;
– Finisce la frazione senza alcuna parata dei due portieri, Audero soprattutto. Gara accorta e senza stress dei grigiorossi. Noi spuntati e senza sprint. Consigli per la ripresa? “Io farei entra’ uno che porta un po’ de casino, tipo Lazzari o Tavares”, si filosofeggia in tribuna. Sarà ma le soluzioni latitano. Maledette assenze, maledetta stagione…;
Secondo tempo
– Niente da fare, i minuti scorrono e combiniamo poco. Audero controlla senza problemi. Che equivale a dire che mai risulta impegnato. Terracciano tocca Taty in area: il danno c’è ma Pairetto sorvola. “Pure papà Pierluigi un sacco di volte lasciava correre…”, rammenta un tifoso accanto a noi;
– Taty colpisce di testa ma ci vuole ben altro… Cataldi smista ma le idee – dalla trequarti in avanti – latitano. “Bastava Zaccagni pe’ vince sta cavolo di partita…”, il rammarico in tribuna;
– Sarri attinge alla ridotta panchina ma stavolta Noslin non sarà in versione-Caicedo (forse perché da esterno rende meno?). Alla fine chi combinerà qualcosa – pur nella sua idea di calcio caotico – sarà Lazzari. Ma poca roba…;
– Guendouzi, diffidato, scalcia Pezzella a metà campo. “Ma a che serviva? Mo’ a Udine gioco io…”. Già, che stupidaggine…;
– Rischiamo su un colpo di testa di Vardy. E’ una partita senza palpiti. “Due ore buttate, non succede niente…”, si rammarica chi ha rinviato a domenica la corsa ai regali di Natale;
– Sull’ultima punizione – pure ghiotta – Cataldi sceglie la soluzione liftata e non la botta. Sinisa Mihajlovic, ricordato prima della gara, avrebbe optato per il sinistro al fulmicotone. Altre storie, altre Lazio, purtroppo…
















