di ARIANNA MICHETTONI

Provedel – 6.5: Gioca una partita di nervi e di riflessi pronti, andando d’istinto e con il corpo ad impedire al pallone di superare la sua linea di porta. La solidità difensiva della Lazio nasce anche, se non soprattutto, dal grande recupero fisico e mentale di Provedel, tornato ad essere un portiere determinante. Sul gol subito non può nulla, se non recriminare il mancato clean sheet causato dal marchiano errore di un suo compagno.

Marusic – 6: Di Marusic si apprezza soprattutto la sua capacità di adattamento: va ad aggiungere propulsione quando la Lazio è proiettata in attacco, corre in difesa quando i compagni hanno bisogno di maggiore protezione e sostegno. Negli ultimi minuti, quando la Lazio è in svantaggio sia numericamente che mentalmente, contribuisce

Gila – 6: Salva un tiro sulla linea di porta, riconsegnando alla Lazio, di fatto, la speranza che il merito venga premiato. Va con grinta su ogni pallone, di cui gli riescono ottimamente i recuperi. A volte alza troppo la sua posizione, finendo a coprire a centrocampo: proprio questa situazione cagiona la sua assurda espulsione, per cui l’arbitro dà una creativa interpretazione del concetto “proteste”. Così Gila, abbandonando il campo, diventa il simbolo delle vessazioni arbitrali biancazzurre.

Romagnoli – 6.5: Il primo a lanciare i movimenti difensivi della Lazio: ad ogni attacco del Bologna, scatta per primo sulla linea della giocata. Grandi e salvifiche intuizioni, le sue: disinnescano la pericolosità bolognese, aumentando l’offensiva biancazzurra.

Tavares – 4.5: Completamente slegato dalle logiche di gioco Sarriane, mette pure tanto del suo per sbagliare ogni inserimento, ogni copertura, ogni disimpegno. Vero che schemi e vincoli gli si addicono poco, vero è pure che il gol di Odgaard è tutto sul suo carico di colpe. Giustamente sostituito da un Sarri infastidito – come tutti – dal suo atteggiamento. (Dal 46’ Lazzari – 6: Il suo inserimento è molto più equilibrato: data la disastrosa prestazione di Nuno, raggiunge facilmente la sufficienza nonostante non sia stato capace di arginare totalmente l’attacco del Bologna – anche ad inversione di fascia).

Guendouzi – 6.5: La sua pressione continua e asfissiante crea seri disturbi alla manovra felsinea, tanto spesso indotta all’errore dall’onnipresenza del buon Guendouzi. Ha tra i piedi un paio di buone occasioni, sporcate da tiracci che mancano della condizione agita su ogni altra azione di gioco.

Cataldi – 6: Schierato un po’ a sorpresa, scelto probabilmente per garantire maggiore copertura a centrocampo e filtrare quei palloni utili, se riconvertiti, ad impostare il gioco laziale. Che Cataldi aiuta a fluidificare, rendendo – soprattutto nei primi minuti – tutto semplice per la Lazio, dalla tenuta del campo alla tenuta del gioco. Contribuisce a far girare bene la palla, consegnando un ottimo primo tempo. (Dal 76’ Dele-Bashiru – 6: Nessun sussulto).

Basic – 6.5: La sua continuità non stupisce più. Stupisce, invece, la mancanza di inflessioni tecniche e atletiche; in generale, lo stato di grazia che accompagna la sua condizione, rendendolo assolutamente consapevole dei suoi mezzi e coraggioso quanto basta nel tentare tiri, affondi, dribbling e cross. Assurge pure al ruolo di trascinatore e, a sostituzione forzata, spegne l’interruttore della manovra biancazzurra. (Dall’81’ Patric – SV: Ingresso a freddo forzato dall’espulsione di Gila. Regge bene gli ultimi minuti).

Isaksen – 6.5: Il gol lo premia, ma deve migliorare negli inserimenti. Può saltare l’uomo e deve farlo, trovando quella convinzione che fa la vera differenza tra un buon giocatore e un ottimo giocatore. (Dal 46’ Cancellieri – 6: felice rientro, accompagnato da uno spirito molto più battagliero. Costruisce un paio di azioni pericolose, fermato soprattutto da un Ravaglia illuminato dalla grazia e dai flash fotografici).

Castellanos – 5.5: Deve recuperare status fisico e sintonia di gioco – il contatto col campo aiuta, ma non automatizza le posizioni e i movimenti per servire i compagni, a volte davvero inusuali e inefficaci (come per quel tocco di tacco). Non spicca per doti realizzative; oggi, però, non è di particolare aiuto offensivo per la Lazio. (Dal 60’ Noslin – 5.5: Poca reattività. Un cambio che non innesta energia e fantasia, probabilmente perché coinciso con il miglior momento rossoblù. In ogni caso, da Noslin ci si aspetta soprattutto un inserimento mentale, maggiore abnegazione alla causa Lazio).

Zaccagni – 6.5: Crea moltissimo e aiuta i compagni nella creazione, anche se oggi la fase di finalizzazione gli riesce meno bene. Gioca partite sempre intense sul piano fisico,

All. Sarri – 7: Avrebbe meritato vittoria e clean sheet, i due migliori complimenti per il mister. La sfortuna, gli errori individuali e un pizzico di incapacità arbitrale non valorizzano debitamente il lavoro di Sarri, che ha costruito un gruppo vincente e resistente dalla delicata argilla, modellata a sua immagine e somiglianza. Riesce a velocizzare la Lazio, a creare un giropalla attivo e convincente; riesce persino a proiettarsi in ambito europeo, scatenando l’eterna lotta tra ragione e sentimento.

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