di Giorgio BICOCCHI
Il Milan vince di “corto muso”, nella tipologia prediletta da Allegri. La Lazio da trasferta e’ problema da analizzare: per la sesta volta non segna. Pesa sull’esito della sfida il teatrino finale tra Var e arbitro: sul tiro a botta sicura di Romagnoli il gomito di Pavlovic e’ apparso galeotto e da rigore… Ma quest’anno va così: arbitri sovente in confusione, pure giustificati dai nostri comunicati-stampa come sapete. “Armeno non avemo fatto n’favore alla Roma”, ci si consola. Giovedì sarà Coppa Italia sempre con gli stessi avversari: chissà che i nostri – che avevano interpretato degnamente la sfida – non abbiano sete di vendetta sportiva…
Primo tempo
– “Mo’ ho capito perché Maignan chiede sei milioni di ingaggio…”: la riflessione di un amico arriva subito dopo la “paratona” del francese, favoloso su incornata a botta sicura di Gila. La Lazio e’ sul pezzo e si vede subito;
– Il Diavolo fatica a prendere campo. Noi chiudiamo ogni traccia di passaggio. E allora i rossoneri cominciano ad abusare del lancio lungo;
– Ma noi giochiamo con calma. Zaccagni si beve tutta la fascia destra del Milan: peccato che a centr’area non ci sia nessuno, maledizione…;
– “Ammazza le rughe che c’ha Modric, a Madrid pareva più giovane”, twitta un’amica attenta all’estetica. Intanto ti aspetti che il Milan riemerga dall’oblio. Ma mica è facile con la Lazio racchiusa in 40 metri;
– Anzi e’ ancora Zaccagni a fare la voce grossa sulla fascia di competenza. Tomori si prende il giallo, Saelemakers provoca come sempre. Sta di fatto che il Milan calcia verso Provedel solo al minuto 42;
– La frazione si chiude con una riflessione: avessimo avuto un centravanti più forte di Dia – che perde tutti i contrasti – forse saremmo potuti stare in vantaggio. Ma i sogni, si sa, non appartengono più a questa Lazio autarchica…
Secondo tempo
– Le grandi squadre però hanno mille vite. Soprattutto gli basta una scintilla per mutare il canovaccio. Ed e’ quello che accade dopo sei minuti della ripresa. Siamo passivi su una incursione dalla destra di Tomori. Soprattutto lasciamo da solo Leao a centro area. Arriva il vantaggio rossonero dopo un tempo sonnolento;
– Zaccagni preso a calci da tutti. Isaksen che calcia in curva un paio di volte. “E quanno pareggiamo…”, lo sconforto di un amico. Sarri spedisce in campo Taty e Dele Bashiru;
– Provedel salva su Leao. Adesso – oggettivamente – sembra più probabile il 2 a 0 che l’1 a 1. Lazio sterile, come da copione purtroppo…;
– Col risultato ancora in bilico Sarri esclude Isaksen (male male…) e getta nell’arena Pedro, eroe dell’ultimo squillo a San Siro;
– “Però cor Taty semo più’ pericolosi…”: vero, l’argentino regala colpi, avendo pure ottime intuizioni. Ma il Milan gode del minimo vantaggio e si asserraglia in area;
– Sarri cara il 4-2-3-1 caro a Baroni lo scorso anno. Pur con difficoltà la squadra tiene il Milan sulla corda e con caparbia si costruisce l’episodio. Il gomito di Pavlovic impedisce al tiro di Romagnoli di finire nello specchio della porta. Ma niente rigore, anzi fallo di confusione. Come quello di Cannavaro fischiato da De Santis nel famigerato Juve-Parma del maggio 2000…
















