di Gisella SANTORO
La Lazio si conferma una squadra la cui performance è strettamente legata alla condizione psicofisica dei suoi giocatori. La rosa biancazzurra presenta infatti dei calciatori particolarmente vulnerabili alle oscillazioni di forma, e l’esito finale delle partite dipende in larga misura dalla loro lucidità mentale e dalla tenuta atletica nel giorno della gara.
Contro il Lecce, è emerso con chiarezza e fin dai primi minuti di gioco chi fosse in “giornata sì”: Mattéo Guendouzi. bIl centrocampista francese ha approcciato la gara con grande determinazione e con una costante propensione offensiva. Già nelle prime fasi, ha provato a sbloccare il risultato con un tiro audace da fuori area, una conclusione forse troppo coraggiosa per impensierire seriamente il portiere salentino. Poco dopo con una giocata di altruismo ha servito un pallone invitante a Dia, anch’esso respinto con prontezza dall’estremo difensore leccese.
La perseveranza di Guendouzi ha trovato la sua giusta ricompensa al 30° minuto, quando ha segnato il gol del vantaggio biancazzurro. Un gol non spettacolare ma di grande intelligenza: una lunga scivolata sull’erba in area di rigore per andare a intercettare il passaggio di Basic. Un gol che non solo ha sbloccato il risultato, ma che è stato il giusto coronamento di una prestazione maiuscola, condita da grinta e qualità tecnica.
Ma il francese non si è accontentato e nel secondo tempo ha sfiorato il raddoppio con un tiro che purtroppo ha centrato in pieno il palo. Prestazioni come questa sono la prova che Guendouzi, quando è in forma smagliante, può essere considerato un vero e proprio fattore determinante per la Lazio, trasformando la sua incostanza in una solidità vincente.
















