di Giorgio BICOCCHI

In questa stagione balorda in cui – oltre alle criticità sul campo – le polemiche e/o incomprensioni sono pane quotidiano tanto che la gara del fine settimana e’ quasi diventata un optional, capita pure di doversi imbattere nella trasformazione di Eusebio Di Francesco. Che, a conti fatti, con 5 gare stagionali del Lecce concluse senza subire gol, sembra essersi avviato sulla strada del tecnico sagace, non più spericolato come nelle sfortunate, precedenti esperienze sulle panchine di Samp, Cagliari, Frosinone e Venezia. Insomma, se sommate questa inedita impermeabilità difensiva salentina alla cronica incapacità della Lazio di creare occasioni nitide e in gran numero, capirete che anche la gara dell’Olimpico assomiglia, già in partenza, ad potenziale, brutta imboscata. Parliamoci chiaro: non vincere significherebbe consegnarsi definitivamente all’oblio, ad un torneo senza palpiti, probabilmente ricacciati nella anonima e sconfortante parte destra della graduatoria alla vigilia di un altro trittico mica da ridere (due volte il Milan e poi il Bologna, ritornato al motto “che tremare il mondo fa…”).
Ecco perché servirà una Lazio sul pezzo, agonisticamente cattiva, che alzi il ritmo sin dai primi minuti, imbavagliando quelle tre o quattro risorse salentine (Gallo, Morente, Coulibaly, Sottil) che creano gioco e, sovente, pure superiorità numerica.
Perché un auspicato successo sarebbe fondamentale? Perché scaccerebbe – forse solo per poche ore visto l’andazzo annuale complessivo – ombre e pericoli latenti. Ma non sarà un pomeriggio facile con un Olimpico afono che, se non con modalità isolate, non dara’ supporto costante alla squadra…

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