di Giorgio BICOCCHI
Ci scoccerebbe se Dumfries, uno che contro di noi vede rosso da anni ormai, segnasse ancora: magari di testa, maledizione. Gli osservatori attenti avranno già fiutato l’incognita… Il pericolo maggiore, nella notte di San Sito, verrà dall’alto. Semplificando: i corners, le punizioni dalla trequarti. Parabole arquate e scivolose che diventano manna per gli incursori nerazzurri che – con queste procedure – spesso e volentieri hanno sbloccato il risultato, mettendo la gara in discesa.
Speranze di uscire imbattiti da San Siro, bloccando/limitando il migliore attacco del torneo con 24 reti a referto? Ce ne sono, certo, confidando anche nella cabala (l’Inter ha vinto o perso da agosto ad oggi, mai pareggiando ad esempio…) e nel momento nerazzurro (due vittorie striminzite negli ultimi due impegni: non è che le fatiche estive del Mondiale per club americano si sono affacciate in autunno?). La nostra Lazio ha il pronostico chiuso a sfavore alla vigilia, certo, ma culla la speranza di bloccare Lautaro&C. Come? Oltre ad una attenzione feroce sui calci piazzati – come suggerito – andranno limitate le sgroppate di Di Marco e le invenzioni di Chalanoglu, vera risorsa in più nerazzurra. Applicazione, sacrificio (soprattutto da parte dei due esterni offensivi che dovranno sovente ripiegare) e una attenzione costante dei difensori. Certo, giocasse Provstgaard l’auspicio e’ che il danese non patisca eccessivamente l’impatto col Meazza che non è stadio qualunque racchiudendo – pieno zeppo come sarà – la storia del calcio. L’ultima volta che lo sbancammo c’era Inzaghi in panchina: decise la sfida una capocciata del Sergente su assist al bacio di Luis Alberto. Altre storie, altre Lazio. Ma sapete come il pallone sia strano…
















